Jazzfestival Alto Adige: Matthew Bourne Solo - Pubblicato da ale inside

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Matthew Bourne - p
Nell’inserto musicale del quotidiano “The Observer” il suo modo di suonare il piano, con intensità e assaporando ogni singola tonalità, è stato definito “il futuro sound del jazz”. All’età di 24 anni Matthew Bourne è entrato nell’albo d’oro del Perrier Jazz Award di Londra, l’anno dopo – nel 2002 – la sua musica meditativa picchiettata da campionature vocali gli è valso il BBC Radio Jazz Award nella categoria Jazz Innovation, mentre nel 2005 ha portato a casa l’International Jazz Award. In entrambi i suoi album solisti (“The Molde Concert” del 2007 e “Montauk Variations” del 2012) si può notare come questa musica irrituale e ridotta all’essenziale possa tranquillamente trovare alloggio negli scaffali del jazz come in quelli della musica contemporanea, visto peraltro che Bourne lavora anche per la London Sinfonietta e il Bath International Festival.

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  • Domenica 8 marzo - ore 11:00 Jazz Mattinee & dalle ore 10.00 Frühschoppen. con DAMIANA DELLANTONIO QUARTET (Italia) Damiana Dellantonio - voce Federico Bosio - chitarra Giulio Corini - contrabbasso Enrico Tommasini - batteria Damiana Dellantonio nasce a Cavalese (provincia di Trento) nel 1994. Figlia d’arte, inizia ad esibirsi in contesti locali già da giovanissima e nel corso degli anni nascono i suoi gruppi stabili, con cui canta un repertorio che va dagli standard jazz alle cover dei grandi pilasti della musica funk, acid jazz e soul. Estende la propria attività concertistica oltre il territorio valligiano con la partecipazione a festival musicali quali Dolomiti Ski Jazz, Valsugana Jazz Tour, The 1000 Streets’ Orchestra (Trieste), Grotte D’Estate (Castellana Grotte), ArtCity (Roma, Vittoriano), Rovereto Jazz. Decide di specializzarsi nel repertorio jazzistico e studia al Conservatorio F. Bonporti di Trento con le docenti Barbara Raimondi ed Elisabetta Antonini. Consegue il Diploma Accademico di Primo Livello in Canto Jazz, un percorso volto ad approfondire lo studio della vocalità nella musica leggera, l’improvvisazione, le tecniche di arrangiamento. Come strumento complementare alla voce sceglie il pianoforte. Parallelamente agli studi presso il Conservatorio, Damiana approfondisce lo studio del repertorio neo soul/elettronico e la composizione di musiche inedite e testi presso Saint Louis College of Music di Roma con l’insegnante Serena Brancale, con la quale, oltre al percorso formativo, avvia una collaborazione artistica. Il concerto offre una selezione di canzoni internazionali in un repertorio che spazia tra generi e culture, unendo melodie e ritmi da diverse parti del mondo. La talentuosa cantante fiemmese è accompagnata dall’eccellenza del jazz bresciano.
  • Frédéric Chopin Mazurche op. 33, 41, 45, 63 Sonata n. 2 in si bem. min., op.35 Franz Schubert Sonata per pianoforte in si bem. magg. D. 960 In collaborazione con Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni
  • Alla fine del 1946 Richard Strauss traspone in musica la poesia “Al tramonto” di Joseph von Eichendorff. Nel 1948 legge le opere liriche di Hermann Hesse e, pochi mesi più tardi, l’ormai ottantaquattrenne ha già completato tre Lieder con le sue poesie. Dopo la sua morte nel settembre 1949, l’editore Ernst Roth riunisce le opere per orchestra sotto il titolo “Quattro ultimi Lieder” – un grandioso necrologo al Lied romantico in cui il compositore cita anche il suo poema sinfonico “Morte e trasfigurazione”, composto 60 anni prima. “Nulla di originale” oppure “il primo vero evento musicale del XX secolo”? La quarta sinfonia di Gustav Mahler, composta originariamente nel 1899 e 1900 come umoresca sinfonica, lascia il pubblico interdetto. L’opera rinuncia al pathos romantico, l’organico orchestrale è ridotto, a prima vista il programma non è riconoscibile. La stravagante marcia funebre (“Totentanz”) nel secondo movimento è seguita nel finale – vero e proprio fulcro dell’opera verso cui tutto converge – dal Lied “Der Himmel hängt voller Geigen”, tratto da “Des Knaben Wunderhorn”. “Balliamo e saltelliamo”, esultano gli angeli in paradiso sul sottofondo di una musica che, affievolendosi a mano a mano, pare opporsi a quel senso dell’umorismo naif e infantile. Così Mahler descrive il mondo “all’incontrario” da lui raffigurato: “È tutto sottosopra, non vi è più alcun rapporto di causalità! È come scorgere all’improvviso la parte nascosta della luna.”

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