Pilar in concerto - Pubblicato da ale inside

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Pilar con Roberto Tarenzi
Cantante, interprete, autrice, performer, Pilar coniuga l’uso prettamente strumentale della voce a quello interpretativo. Onnivora, versatile e di vocazione latino-europea, i suoi riferimenti vanno da Mozart a DulcePontes, da Lhasa de Sela a Ivano Fossati, da Antony Hegarty a Edith Piaf. Artista di formazione popolare e accademica (è diplomata in Canto e Musica da Camera), collabora spesso con musicisti di estrazione jazz.
Pilar ha all’attivo tre album, Sartoria Italiana Fuori Catalogo (UpArtRecords/Egea 2011), Spartenza (IncipitRecords/Egea, 2009) come cantante e cofondatrice dell’ensemble Sinenomine, e Femminile singolare (VCM/01, 2007). Collabora stabilmente con Bungaro, suo produttore artistico. Svolge attività concertistica in Italia e all’estero. Attualmente sta lavorando ad un nuovo album di inediti che vedrà la luce nel 2015.
Pilar si presenta al Festival “Sirene d’Autore” di Bolzano in un inedito duo con Roberto Tarenzi, uno dei più importanti e talentuosi pianisti jazz della scena nazionale e che svolge un’intensissima attività concertistica al fianco di Rosario Giuliani, Stefano Di Battista, Roberto Gatto, Fabrizio Bosso e praticamente tutti i migliori musicisti della scena italiana.

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  • Nel settembre 1872 Carl Ferdinand Pohl, il bibliotecario della Società viennese degli amici della musica, sottopone all’attenzione del suo direttore artistico Johannes Brahms sei “Feldparthien”: sono sei divertimenti per strumenti a fiato attribuiti a Haydn. Nell’estate 1873 Brahms scrive variazioni su un corale composto dai sei divertimenti, “allenandosi” così nella progressiva trasformazione ed evoluzione degli elementi costitutivi e dei motivi della sua musica nonché nell’arrangiamento orchestrale che più avanti caratterizzerà la sua opera sinfonica. Con il suo unico concerto per violino ultimato, nel 1806 Beethoven fa evolvere ulteriormente un genere che sino ad allora andava dal concerto dei maestri barocchi italiani fino a Mozart. L’opera a impianto sinfonico con un primo movimento lunghissimo sembra avvicinarsi più ai concerti per violino di Brahms, Tchaikovksy o Sibelius che non ai predecessori del XVIII secolo. Il 12 maggio 1926 viene eseguita per la prima volta la Prima sinfonia di Shostakovich – suo lavoro di diploma al Conservatorio di Leningrado – che verrà poi fatta conoscere a livello internazionale da Bruno Walter e Arturo Toscanini. Shostakovich si rivela da subito un mattacchione: nella partitura del diciannovenne, influenze di Stravinsky, Prokofiev, Mahler e Hindemith si fondono in un linguaggio tonale originale e puntiglioso, con acrobazie dettate dall’ironia e comicità che all’epoca si potevano ammirare al circo o nei film muti, ma non ancora nelle sale da concerto.
  • Suite per vibrafono, percussioni, oggetti sonori Pasquale Mirra: vibraphone & effects Considerato tra i vibrafonisti più interessanti della scena italiana ed internazionale ha collaborato con grandi improvvisatori della scena mondiale, tra i quali: Mulatu Astatkè, Michel Portal, Shabaka Hutchings, Rob Mazurek, Moor Mother, Trilok Gurtu, William Parker, Gerald Cleaver, Damon Locks, Fred Frith, Nicole Mitchell, Hank Roberts, Ernst Rijseger, Chad Taylor, Ballakè Sissoko, Jeff Parker, Tomeka Reid, Jamie Branch, Jamie Saft, Tristan Honsinger, Butch Morris, James Brandon Lewis e molti altri. Pasquale presenta così il suo progetto: “Come nel cubismo assistiamo alla frammentazione degli oggetti e delle forme in geometrie multiple, le quali creano una sorta di ‘molteplicità’ visiva, così nella performance ‘Moderatamente Solo’ dal titolo ‘Suite dalla forma bidimensionale’ ritroviamo una serie di composizioni che lo spettatore può ascoltare, ma anche immaginare, percependole da diverse angolazioni sonore. Il mio intento è di suonare composizioni e canzoni ‘scomposte’ e di giocare, così come farebbe un’artista del periodo cubista, con la geometria, la scomposizione, e la rappresentazione simultanea al fine di creare una serie visiva che sfida la percezione tradizionale della forma e dello spazio.”
  • Simone Graziano: piano Francesco Ponticelli: bass Marco Frattini: drums Il concerto in anteprima del sorprendente trio EMEM presenta un collettivo fondato da Simone Graziano, Francesco Ponticelli e Marco Frattini. Il progetto nasce con l’idea di cercare un suono identitario caratterizzato dalla semplicità della forma, talvolta con brani che appaiono come canzoni che si potrebbero ascoltare alla radio, talvolta con ritmi reiterati propri della tradizione minimalista. Aperto alla scrittura così come all’improvvisazione, il concerto si muove in una direzione fortemente emotiva, volta a coinvolgere lo spettatore nelle dinamiche musicali del trio. Free music, minimalismo nordico, sequenze “dark” e originalità totale.

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