Johann Sebastian Bach – Ferruccio Busoni
Ciaccona in re minore, BWV 1004
Johannes Brahms – Ferruccio Busoni
6 Preludi Corali, op. 122
Fryderyk Chopin – Ferruccio Busoni
10 Variazioni su un Preludio di Chopin, K 213a
Johannes Brahms
Selezione da Klavierstücke op. 76, 116, 118, 119
Johannes Brahms
Sonata n. 1 in Do Maggiore per pianoforte, op. 1
„Hot fiddles from cool Finland“
Il folk che arriva dal nord
Frigg, uno dei gruppi musicali finlandesi più affermati all’estero, si è guadagnato un posto di rilievo nella scena folk grazie a melodie travolgenti e gioiose e a una tecnica esecutiva impeccabile. Il nome della band, ispirato che rende omaggio alla dea nordica dell'amore e della fertilità, è legato a un genere unico: il "Nordgrass", che fonde il folk scandinavo con il bluegrass americano, conquistando il cuore il cuore degli appassionati di musica folk, world e classica.
La band mette insieme i migliori musicisti folk finlandesi della loro generazione, tutti legati profondamente alla regione di Kaustinen, famosa per la tradizione violinistica inserita nel patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO. Formatisi alla prestigiosa Accademia Sibelius, hanno raggiunto una maturità e una perfezione artistica frutto di migliaia di concerti. L’energia e l’intesa tra violini, mandolino, chitarra e contrabbasso, unite a uno show vivace e coinvolgente, conquistano pubblico e stampa in tutto il mondo. Per loro, la musica folk è pura gioia di vivere e colonna sonora ideale per far ballare: i concerti dal vivo sono un vero uragano musicale!
Alina Kivivuori: violino
Esko Järvelä: violino
Tero Hyväluoma: violino
Petri Prauda: mandolino
Topi Korhonen: chitarra
Juho Kivivuori: contrabbasso
Alla fine del 1946 Richard Strauss traspone in musica la poesia “Al tramonto” di Joseph von Eichendorff. Nel 1948 legge le opere liriche di Hermann Hesse e, pochi mesi più tardi, l’ormai ottantaquattrenne ha già completato tre Lieder con le sue poesie. Dopo la sua morte nel settembre 1949, l’editore Ernst Roth riunisce le opere per orchestra sotto il titolo “Quattro ultimi Lieder” – un grandioso necrologo al Lied romantico in cui il compositore cita anche il suo poema sinfonico “Morte e trasfigurazione”, composto 60 anni prima. “Nulla di originale” oppure “il primo vero evento musicale del XX secolo”? La quarta sinfonia di Gustav Mahler, composta originariamente nel 1899 e 1900 come umoresca sinfonica, lascia il pubblico interdetto. L’opera rinuncia al pathos romantico, l’organico orchestrale è ridotto, a prima vista il programma non è riconoscibile. La stravagante marcia funebre (“Totentanz”) nel secondo movimento è seguita nel finale – vero e proprio fulcro dell’opera verso cui tutto converge – dal Lied “Der Himmel hängt voller Geigen”, tratto da “Des Knaben Wunderhorn”. “Balliamo e saltelliamo”, esultano gli angeli in paradiso sul sottofondo di una musica che, affievolendosi a mano a mano, pare opporsi a quel senso dell’umorismo naif e infantile. Così Mahler descrive il mondo “all’incontrario” da lui raffigurato: “È tutto sottosopra, non vi è più alcun rapporto di causalità! È come scorgere all’improvviso la parte nascosta della luna.”
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