18. Grand Prix di Merano - Pubblicato da ale inside

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  • Ein Gastspiel des Renaissance-Theaters Berlin Die Trauerfeier für den mit 94 Jahren verstorbenen Gernot Steinfels, Chef der Firma „Feinwäsche Steinfels“, gerät völlig aus dem Ruder. Dabei hat sein Nachfolger in spe, Horst Bohne, alles minutiös geplant. Der Text auf der Schleife für den Trauerkranz „In tiefer Trauer. Deine Mitarbeiter“ geht gar nicht, finden unisono die Marketingleiterin Alina Bergreiter und der Social-Media-Experte Kevin Packert. Denn wo bleiben da die Mitarbeiterinnen? Zu diesen gehört die langjährige Sekretärin Rieke Schneider, die bei der Trauerfeier unbedingt singen will. Praktikantin Kim Olkowski hat Probleme mit dem Trauerspruch „Nur Arbeit war dein Leben“, weil der „irgendwie für eine total toxische Work-Life-Balance“ steht. Und ob Horst Bohne überhaupt Geschäftsführer werden soll, muss auch mal auf den Prüfstand. Wen wundert’s, dass bei so einer Trauerfeier selbst Pfarrer Herbert Koch die Nerven verliert. Die wendungsreiche Komödie seziert mit lustvoller Hingabe die Abgründe, Fallstricke und rhetorischen Kniffe der aktuellen Diskussion über soziale Umgangsformen. „Intendant Guntbert Warns inszeniert den Abend als großartigen Schlagabtausch, der am Ende für beide Positionen Sympathie und Verständnis weckt – ohne zu belehren“. (Berliner Zeitung) Dauer: ca. 1 St. 50 Min.
  • L'evento si tiene dal 09 Apr 2026 al 10 Apr 2026
    Un viaggio sui sentieri che portano a cercare l’Altro, il diverso, senza stancarci mai. A cercarlo, anche se ci sembra già di averlo trovato. Il gioco, forse, è la cosa più importante del mondo. I bambini hanno bisogno del gioco per crescere, gli adolescenti giocano per affacciarsi alla vita, gli adulti per provare a sognare ad occhi aperti o, semplicemente, per comunicare. È proprio la necessità di comunicare che spinge due fratelli, che vivono in un appartamento nel cuore di una città, ad inventare una serie di giochi, storie, gesti. Perché non si parlano? Si parlano, eccome. Ma la lingua di uno dei due sembra ingarbugliata. Egli ha un modo di fare e di comportarsi del tutto suo. È certo che non può essere lasciato solo, perché da solo non ce la farebbe. Egli ha bisogno del fratello sano e il fratello sano vuole aiutare il fratello malato. Farebbe di tutto per lui. Da tempo registra i suoi gesti, i suoi movimenti, le sue bizzarrie, perché non può sopportare l’idea che suo fratello possa nascondere linguaggi che egli non riesce a comprendere. Per aiutarlo non ha altra strada che tentare di scoprire la logica di ciò che fa e di ciò che dice. Non si rassegnerà mai, sarebbe un’offesa alla propria intelligenza. Del resto il loro rapporto è così stretto che anche lui, in fondo, ha bisogno del fratello malato. Ha scoperto, per esempio, che quando questi entra in una storia, sembra felice. E allora, via, a raccontare storie. Ma le storie, purtroppo, si interrompono, si spezzano, perdono il capo e la coda ed allora si entra nel mondo delle piccole cose quotidiane, nelle certezze degli oggetti presenti. La vita nell’appartamento porta a stabilire delle relazioni che sembrano quasi piccoli rituali o, volendo, un gioco. Il linguaggio è semplice, poetico, intensamente emotivo: movimenti danzati, brani di storie conosciute, gesti come espressione di desideri e scambi di intenzioni. Regia, costumi e scene: Antonio Viganò Testi: Carmelo Samonà, Antonio Viganò, Remo Rostagno, Michele Fiocchi Con: Michele Calcari, Paolo Grossi Light Designer: Melissa Pircali Assistenza drammaturgica: GianLuigi Gherzi Foto: Vasco Dell’Oro
  • „Der wahre Künstler ist ein erstaunlicher, leuchtender Brunnen." — Bruce Nauman Für Kineret Haya Max ist das fließende Wasser nur der sichtbare Rand eines tieferen Mechanismus, der unter der Oberfläche wirkt: eine unterirdische Strömung aus Gefühlen und Erfahrungen, die im Stillen an Kraft gewinnt, bevor sie hervorbricht. Der Brunnen ist nicht nur Wasser – er ist Licht, Reflexion und sichtbar gewordene Emotion. Die Performance entsteht aus einer kurzen Residency im öffentlichen Raum von Lana sowie in den unterirdischen Räumen des Raiffeisenhauses. Zu dieser Arbeitsphase reist die Künstlerin aus ihrer Heimat Israel an – einem Land, das vom Krieg geprägt ist. Das sind die Wasser, die sie mit sich trägt: Erinnerungen, Spannungen sowie historische und emotionale Schichten, die durch ihren Körper und ihr Bewusstsein fließen. Aus diesem Brunnen erhebt sich eine Frage: Welches Licht spiegelt sich in diesen Wassern? Welches Licht ist in Lana gegenwärtig? Und was entsteht aus der Begegnung zwischen einer ruhigen Marktgemeinde in Südtirol und einer gelebten Realität, die von permanentem Überleben und Konflikt geprägt ist?

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