nach Johann Nestroy, bearbeitet von Elke Hartmann
Zur Handlung
Johann Nepomuk Nestroys wortgewandte Posse ist auf lustvolle Weise, mit subversivem Witz vielschichtige Sozialkritik, die sich nicht einseitig gegen eine Klasse richtet. Vielmehr zeigt er eine Gesellschaft, in der Reiche wie Arme gleichermaßen unzufrieden sind – allerdings aus unterschiedlichen, doch miteinander verknüpften Gründen.
Der wohlhabende Herr von Lips verkörpert den Überdruss des Besitzenden: materiell abgesichert, leidet er an Sinnleere, Langeweile und emotionaler Abstumpfung, Depression. Reichtum erscheint nicht als Lösung, sondern als Ursache existenzieller Leere. Dem gegenüber stehen die ärmeren Figuren, die von ökonomischem Druck, Abhängigkeit und sozialer Unsicherheit geprägt sind. Ihre Not entspringt nicht dem Zuviel, sondern dem Zuwenig.
So entlarvt das Stück eine Gesellschaftsordnung, in der Reiche wie Arme gleichermaßen frustriert und unglücklich sind.
Regie: Elke Hartmann
Auf der Bühne: René Dalla Costa, Patrizia Pfeifer, Viktoria Obermarzoner, Roland Selva, Werner Hohenegger, Maria Theresia Fata, Cornelia Brugger, Josef Niederstätter
Bühnenbild: Sara Burchia
Kostüme: Andrea Kerner
Musik: Markus Mac Maya
Lichtdesign: Julian Marmsoler
Technik: Hannes Tammerle
Maske: Brigitte Novak, Catja Monteleoni
Regieassistenz: Theresa Prey
RISE
Gesti semplici che diventano linguaggio comune: una danza che nasce dall’incontro tra i corpi e si sviluppa come un organismo vivo, tra ascolto, energia e connessione. Lunghi nastri d’argento sospesi sulla scena creano soglie da attraversare.
In questo spazio, cinque interpreti danno vita a una danza fatta di gesti essenziali che, ripetuti e condivisi, trasformano il gruppo in un organismo in continuo movimento. La partitura sonora creata dal vivo da Dan Kinzelman orienta i corpi, spingendoli a cercarsi e a trovare un accordo comune. Con la sua nuova creazione – coprodotta da Bolzano Danza nell’ambito del progetto RING (insieme a Festival Aperto / Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, FOG Triennale Milano Performing Arts, Torinodanza Festival / Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale) – Daniele Ninarello sviluppa una riflessione sul rapporto tra individuo e collettività. In un tempo segnato dalla disconnessione, il lavoro indaga la possibilità di ricostruire un senso condiviso, mettendo al centro il legame tra io e gruppo come spazio di trasformazione. La danza diventa così pratica di apertura: accogliere l’altro significa lasciarsi modificare, generando nuove forme di presenza e ascolto. Il corpo si fa luogo di incontro, attraversato da una forza che lo mette in relazione e lo restituisce alla comunità. In scena anche un gruppo di giovani performer che ha preso attraverso il progetto PARADE parte a un laboratorio creativo con la compagnia, contribuendo a rafforzare la dimensione collettiva e partecipativa dell’opera.
Quixote – A Rose is not a Rose
Un viaggio visionario tra parola, corpo e immaginazione: una performance che intreccia danza, suono e scrittura per riscrivere i miti e aprire nuove possibilità di senso.
Tra i collettivi più originali della scena italiana, Industria Indipendente presenta un progetto site-specific negli spazi della Fondazione Antonio Dalle Nogare, realizzato insieme a Annamaria Ajmone, con cui collabora dal 2019. Al centro, una figura guida: una Don Chisciotte del futuro che non combatte ma immagina, trasformando la realtà. Il lavoro nasce da una pratica di scrittura condivisa che prende avvio dalla lettura del romanzo di Miguel de Cervantes e dalle sue riscritture, in particolare quelle di autrici che ne hanno ampliato il significato. Da Kathy Acker a Monique Wittig, emerge una costellazione di riferimenti che alimenta una struttura aperta, fatta di episodi, immagini e azioni. La performance si sviluppa come un racconto in divenire, senza inizio né fine, dove linguaggi diversi si intrecciano. A precedere e seguire, la proiezione del video Dammi i brividi ma non per la paura (2025), con la voce di Silvia Calderoni, primo capitolo di una più ampia ricerca sul personaggio di Don Chisciotte. Un’opera che unisce scrittura e visione in un’atmosfera sospesa, tra trasformazione e immaginazione.
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