Badke(remix)
Tra festa e resistenza, un’esplosione di energia collettiva che attraversa la tradizione per reinventarla nel presente: un lavoro che intreccia radici e contemporaneità in un gesto vitale e politico. Creato originariamente per la compagnia les ballets C de la B per un gruppo di danzatori palestinesi, Badke ha conquistato il pubblico internazionale tra il 2013 e il 2016. Oggi rinasce come Badke(remix) sotto la guida artistica di Amir Sabra e Ata Khatab, in un processo di riappropriazione culturale e politica.
Il titolo gioca con la parola “dabke”, danza popolare palestinese da cui tutto ha origine. A partire da questa tradizione, gli interpreti – provenienti da percorsi che spaziano dalla danza contemporanea all’hip hop, dalla capoeira al circo – costruiscono un linguaggio ibrido e in continua evoluzione. Non si tratta di recuperare un’autenticità perduta, ma di interrogare la tradizione: quanto può trasformarsi senza perdere la propria identità?
Attraverso una forma festosa e travolgente, il lavoro lascia emergere in filigrana il contesto politico da cui nasce. La realtà contemporanea attraversa la scena senza essere mai esplicitamente raccontata, ma resta presente, come una tensione sotterranea.
Tra energia collettiva e urgenza espressiva, il movimento diventa spazio di resistenza e affermazione, un gesto condiviso che tiene viva la speranza di immaginare e costruire un’alternativa possibile.
Closing Party
Per chiudere Bolzano Danza 2026, ADAN porta in scena un set dancefloor che intreccia minimal house ed electro con le sonorità della tradizione palestinese e mediorientale. Ritmi di dabke e pattern percussivi si fondono con groove bassi e tessiture elettroniche, tracciando un filo diretto tra strutture tradizionali e il linguaggio dei club contemporanei.
Artista palestinese originaria di Gerusalemme e basata a Londra, ADAN è curatrice, architetta e DJ il cui lavoro attraversa musica, memoria e identità culturale. Le sue ricerche sonore l’hanno portata a collaborare con realtà come Radio Alhara, Radio Nard, Aswātna Studio e Kabareet Haifa.
nach Johann Nestroy, bearbeitet von Elke Hartmann
Zur Handlung
Johann Nepomuk Nestroys wortgewandte Posse ist auf lustvolle Weise, mit subversivem Witz vielschichtige Sozialkritik, die sich nicht einseitig gegen eine Klasse richtet. Vielmehr zeigt er eine Gesellschaft, in der Reiche wie Arme gleichermaßen unzufrieden sind – allerdings aus unterschiedlichen, doch miteinander verknüpften Gründen.
Der wohlhabende Herr von Lips verkörpert den Überdruss des Besitzenden: materiell abgesichert, leidet er an Sinnleere, Langeweile und emotionaler Abstumpfung, Depression. Reichtum erscheint nicht als Lösung, sondern als Ursache existenzieller Leere. Dem gegenüber stehen die ärmeren Figuren, die von ökonomischem Druck, Abhängigkeit und sozialer Unsicherheit geprägt sind. Ihre Not entspringt nicht dem Zuviel, sondern dem Zuwenig.
So entlarvt das Stück eine Gesellschaftsordnung, in der Reiche wie Arme gleichermaßen frustriert und unglücklich sind.
Regie: Elke Hartmann
Auf der Bühne: René Dalla Costa, Patrizia Pfeifer, Viktoria Obermarzoner, Roland Selva, Werner Hohenegger, Maria Theresia Fata, Cornelia Brugger, Josef Niederstätter
Bühnenbild: Sara Burchia
Kostüme: Andrea Kerner
Musik: Markus Mac Maya
Lichtdesign: Julian Marmsoler
Technik: Hannes Tammerle
Maske: Brigitte Novak, Catja Monteleoni
Regieassistenz: Theresa Prey
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