Le Classique c'est chic!
Una lezione di danza classica all’aperto, aperta a tutti: un invito a muoversi insieme, liberamente, e a riscoprire il piacere del corpo nello spazio, senza regole né giudizi.
Una sorprendente lezione di danza classica en plein air per riappropriarsi, in modo gioioso, dello spazio pubblico e celebrare il valore della diversità. Le classique, c’est chic! è un’azione collettiva pensata per chiunque abbia voglia di mettersi in gioco: un’esperienza che si allontana dai codici più rigidi del balletto per restituire al corpo libertà e presenza. Senza specchi, senza giudizi, ogni partecipante è invitato a danzare a partire da sé, in una pratica accessibile, spontanea e aperta a tutte le età.
Nato nel 2019, il progetto mette in discussione l’immaginario legato alla danza classica, alleggerendo la tecnica da un’estetica fine a se stessa per trasformarla in uno strumento di consapevolezza. Il corpo non è più qualcosa da adattare a un modello, ma un luogo da ascoltare, esplorare e valorizzare nelle sue possibilità.
Questa pratica diventa così un gesto attivo di riconquista e risignificazione: un’azione condivisa che invita a prendersi cura di sé e degli altri. A partire da una tecnica spesso percepita come escludente, nasce un’esperienza inclusiva, capace di accogliere differenze e trasformarle in energia comune.
Uno spettacolo coinvolgente e atteso che reinterpreta la storia del gabbiano più famoso di sempre in una veste nuova, tra musica e arrangiamenti originali capaci di emozionare.
Evento realizzato da Direzione Ostinata in collaborazione con le Parrocchie Visitazione e Regina Pacis.
Serata a sostegno dell’associazione IL PAPAVERO-DER MOHN.
nach Johann Nestroy, bearbeitet von Elke Hartmann
Zur Handlung
Johann Nepomuk Nestroys wortgewandte Posse ist auf lustvolle Weise, mit subversivem Witz vielschichtige Sozialkritik, die sich nicht einseitig gegen eine Klasse richtet. Vielmehr zeigt er eine Gesellschaft, in der Reiche wie Arme gleichermaßen unzufrieden sind – allerdings aus unterschiedlichen, doch miteinander verknüpften Gründen.
Der wohlhabende Herr von Lips verkörpert den Überdruss des Besitzenden: materiell abgesichert, leidet er an Sinnleere, Langeweile und emotionaler Abstumpfung, Depression. Reichtum erscheint nicht als Lösung, sondern als Ursache existenzieller Leere. Dem gegenüber stehen die ärmeren Figuren, die von ökonomischem Druck, Abhängigkeit und sozialer Unsicherheit geprägt sind. Ihre Not entspringt nicht dem Zuviel, sondern dem Zuwenig.
So entlarvt das Stück eine Gesellschaftsordnung, in der Reiche wie Arme gleichermaßen frustriert und unglücklich sind.
Regie: Elke Hartmann
Auf der Bühne: René Dalla Costa, Patrizia Pfeifer, Viktoria Obermarzoner, Roland Selva, Werner Hohenegger, Maria Theresia Fata, Cornelia Brugger, Josef Niederstätter
Bühnenbild: Sara Burchia
Kostüme: Andrea Kerner
Musik: Markus Mac Maya
Lichtdesign: Julian Marmsoler
Technik: Hannes Tammerle
Maske: Brigitte Novak, Catja Monteleoni
Regieassistenz: Theresa Prey
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