„Du versalzt, ich lüge. Das nennt man Ehe.“
bitterböse Komödie von Sébastien Thiéry
Bitte lächeln, Sie werden gefilmt! Justine und Jean-Marc, seit 25 Jahren verheiratet, bekommen nach einem Streit („Das habe ich so nie gesagt!“) eine E-Mail mit einem Video zugeschickt, das just diesen Streit in ihrer heimischen Küche dokumentiert („Hast du wohl!“). Wer hat die Webcam in ihrer Küche installiert und seit wann werden sie ohne ihr Wissen gefilmt? Auch nachdem sie die Kamera entfernt haben, erhalten sie weitere Videos, die sie mit ihren großen und kleinen Lügen, Halbwahrheiten und Geheimnissen konfrontieren – „Du hast also mein Handy im Gefrierfach versteckt?“ „Du wirfst heimlich dein Essen in den Mülleimer?“ „Wer war das da mit dir nachts in der Küche?“
Wie viel Transparenz verträgt eine Beziehung? Dieser Frage geht Sébastien Thiéry in seinem neuesten Stück „Der Videobeweis“ nach und hat damit das Komödienpendant zur Technik-Dystopie-Serie „Black Mirror“ geschaffen. In der Pariser Erfolgsinszenierung spielten die französischen Kinostars Noémie Lvovsky und Yvan Attal das Ehepaar, das gezwungenermaßen den Mut zur Wahrheit entwickelt und eine zweite Chance bekommt.
Mit Tülin Pektas | n.n.
Regie Torsten Schilling | Ausstattung Kerstin Kahl | Licht Jan Gasperi
Tutti gli uomini che non sono ripercorre l’incredibile storia realmente accaduta delle trasformazioni di Paolo Calabresi in personaggi realmente esistenti. Molti ricordano la straordinaria performance del falso Nicolas Cage, accolto allo stadio con tutti gli onori dal presidente del Milan, ma ci furono anche John Turturro, Marilyn Manson, un capo africano e persino un cardinale.
Performance impressionanti che però nascono in conseguenza di alcuni eventi traumatici che Calabresi ha subito nel giro di poche settimane, e da cui è uscito attraverso un uso “improprio” del suo mestiere di attore. Una serie di operazioni che ha finito per coinvolgere la sua vita privata investendo la sua numerosa famiglia, e in particolare la relazione con la moglie, figura fondamentale interpretata da Carolina Di Domenico.
Una commedia-verità, di una comicità a tratti esilarante, che ha l'ambizione di sviluppare delle tematiche complesse filtrandole attraverso la costante lente dell'ironia, ma soprattutto una riflessione su quella che percepiamo come “identità”.
tratto dal libro omonimo di Paolo Calabresi
con Paolo Calabresi e Carolina Di Domenico
scritto e diretto da Paolo Calabresi
scene Roberto Crea
luci Marco D'Amelio
progetto video Carmine Acconcia
costumi Alessandro Lai
produzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo
durata 90 minuti circa
Commedia (con musica) transanimalista e transalpina
Aldo e Giuliana, esseri umani di montagna. Giuliana diventa ragioniera per talento, mentre Aldo, allevatore e cacciatore, si immedesima negli animali, uccidendo solo ciò che è necessario all’ecosistema. Sposati, la loro quotidianità viene scossa quando un orso divora alcune delle bestie di Aldo. È qui che prende forma L’invidia dell’orso: Aldo invidia la forza, l’impulsività e la libertà dell’animale, capace di dormire per mesi e poi risorgere.
Angela Demattè, trentina d’origine, ha scritto questo spettacolo osservando il delicato rapporto tra comunità alpine e orsi, la cui presenza in Trentino è passata da dieci esemplari reintrodotti nel 1999 a circa 120 oggi, creando dibattiti e polemiche. Sul palco, un coro di canti alpini accompagna i protagonisti, tessendo memoria, tradizione e solidarietà: un legame invisibile che ricorda ai due che, anche nei momenti più difficili, non sono mai soli.
di Angela Dematté
regia Alice Sinigaglia
con Giuliano Comin e Angela Dematté
scene e costumi Rubidori Puddu-Manshaft
musiche Federica Furlani
e con Coro Ana Piani
produzione Teatro Stabile di Bolzano
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