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Informazioni evento

Una produzione Accademia Arte della Diversità - Teatro la Ribalta in collaborazione con Lebenshilfe Südtirol - Rassegna Arte della Diversità 2014-15
Regia: Antonio Viganò
Attori: Mattia Peretto & Julie Anne Stanzak (Tanztheater Wuppertal)
Coreografie: Julie Anne Stanzak
Una creazione che ha come coreografa e interprete Julie Anne Stanzak, storica danzatrice della Compagnia del Tanztheater di Pina Bausch, icona della danza contemporanea mondiale. Non è la prima volta che Julie Anne Stanzak collabora con l’Accademia Arte della Diversità: con questa compagnia “diversa”, eccellenza del nostro territorio, unica in Italia, che ha al suo interno attori e attrici professionisti con “handicap cognitivo”, la danzatrice americana aveva già firmato le coreografie degli spettacoli “Minotauro” e “Il suono della caduta”, ma mai era salita sulla scena come interprete. In questo nuovo allestimento, in scena sarà accompagnata da Mattia Peretto, attore e danzatore down, che il pubblico di Bolzano conosce per le sue straordinarie doti fisiche e comunicative.
Mattia e Julie sono due corpi solo apparentemente estranei e diversi l’uno dell’altro. Due solitudini, due fragilità che si incontrano, si cercano, si respingono e la loro relazione vive sulle vicinanze e le lontananze di questi corpi. Cercarsi è l’unico modo per sentirsi vivi, per sconfiggere la solitudine dell’anima.
In questo spettacolo la fragilità non è immagine di debolezza inutile e antiquata, immatura e malata, inconsistente; la fragilità svela valori di sensibilità e delicatezza, di gentilezza e di dignità, l’intuizione dell’indicibile e dell’invisibile che c’è nella vita e che consentono di immedesimarsi con più facilità e con più passione negli stati d’animo e nelle emozioni, nei modi di essere esistenziali, degli altri da noi.

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  • durata: 70’ Era il 1949, la guerra si era conclusa da pochi anni, e Renata Viganò l’aveva attraversata da partigiana, incontrando sul suo cammino la figura dell’Agnese, una lavandaia di mezz’età, rude e inconsapevole, trascinata suo malgrado a combattere una guerra che non sentiva appartenerle. Per una serie di eventi che partono dalla deportazione del marito da parte dei tedeschi, l’Agnese entra con sempre maggiore consapevolezza e forza nella grande Storia, prendendo parte attiva a quella Resistenza fatta di donne e uomini, a cui dobbiamo non soltanto la Liberazione del ’45, ma anche un lascito che va a comporre parte dell’identità storica di questo Paese. Lo sguardo di Agnese, che mette a fuoco con sempre maggiore precisione gli eventi rivelando senza sconti tutta l’insensatezza e la crudeltà della guerra, diventa il nostro sguardo e la sua presa di consapevolezza diventa la nostra. A Renata Viganò va inoltre il merito di essere stata tra le prime a rivalutare il ruolo femminile nella Resistenza italiana, un ruolo che per lungo tempo non è stato riconosciuto. Dietro il personaggio di Agnese si cela non solo la lavandaia di mezza età rimasta sola con la sua gatta ma -per ammissione della stessa Viganò- si ritrovano le vite di tante partigiane incontrate in quei mesi di lotta. L’Agnese costituisce la sintesi di un’esperienza che ci regala il punto di vista delle donne partigiane, mettendo in risalto il contributo femminile alla lotta al Nazifascismo. - dal romanzo di Renata Viganò - a cura di Cinzia Spanò - musiche originali di Federica Furlani - con Cinzia Spanò e Federica Furlani - costumi Elena Rossi - organizzazione Elisa Binda - produzione Effimera Teatro - con il sostegno di Audrey Anpi Rassegna In Scena 25/26 - Teatro Cristallo in collaborazione con Teatro Stabile di Bolzano
  • L'evento si tiene dal 20 Feb 2026 al 21 Feb 2026
    Una donna siede al suo tavolo di operaia, in una fabbrica di orologi, in Svizzera. È Ágota Kristóf, scrittrice di origine ungherese. Per scrivere poesie la fabbrica va benissimo, si può pensare ad altro: le macchine hanno un ritmo regolare che scandisce i versi. Nel suo cassetto Ágota ha un foglio e una matita. Quando il pensiero prende forma, lo annota. La donna non conosce la lingua del posto, ma scrive e pensa in quella lingua ignota, che le è nemica. In fabbrica, del resto, è difficile riuscire a parlarsi in qualsiasi modo: le macchine fanno troppo rumore. Si riesce a parlare solo nelle toilette, fumando a gran velocità una sigaretta. La donna racconta la sua storia, è una storia di esilio, di sradicamento, di atrocità. Vorrebbe dire qualcosa di sé, ma per farlo deve inventarsi delle maschere. E così, inaspettatamente, ci troviamo dentro i suoi romanzi. La donna diventa di volta in volta Lucas, Claus, Sandor, Line… Ma solo per un attimo. Ci ritroviamo in mezzo a un sogno oppure al centro di un ricordo denso della sua infanzia, solo così la scrittrice può dirci quel che sa. Ma poi si torna sempre in quella stanza, col ticchettio degli orologi e il suono del presente. La lingua in cui la donna ci parla non l’ha scelta lei. Le è stata imposta dal caso, dalle circostanze. Farà come meglio potrà. È una sfida. La sfida di un’analfabeta. La compagnia Fanny & Alexander, «bottega d’arte pluripremiata» fondata da Chiara Lagani e Luigi De Angelis, capace di esplorare – con i più disparati strumenti espressivi – la potenza dell’arte scenica e performativa, trasla le pagine di Kristóf sulla scena. Federica Fracassi, con una fedeltà straordinaria, incarna l’autrice. Attraverso il suo corpo e la sua voce, la scrittrice riemerge, trasportandoci in un limbo sospeso tra la realtà e la finzione. di Fanny & Alexander e Federica Fracassi liberamente tratto dai testi di Ágota Kristóf con Federica Fracassi regia, scene e luci Luigi Noah De Angelis sound design Damiano Meacci allestimento multimediale Voxel drammaturgia Chiara Lagani organizzazione e promozione Andrea Martelli e Marco Molduzzi amministrazione Stefano Toma produzione E Production, Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, Teatro Stabile di Bolzano in collaborazione con Romaeuropa Festival, AMAT, Comune di San Benedetto del Tronto durata: 55 minuti
  • Wenn auf den Talferwiesen unrasierte Einhörner ihren Prinzessinnen im Konfettiregen Rasierschaum ins Dekolleté sprühen und Super Mario mit Robin Hood über die Hüpfburg reitet, setzt sich auch Improtheater Carambolage wieder die bunteste Mütze auf den Kopf! Denn der Narr darf sagen, was der Weise denkt. Bringen Sie die Themen, die Ihnen auf der Zunge brennen, auf das Faschingsbankett – hier wird mit Lachsalven um sich geschossen, bis die Narrensuppe schäumt! Und vergessen Sie nicht: ein Narr ist, wer nie närrisch ist!

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