Ivo Mahlknecht - Daughter from the Everglades - Pubblicato da martin_inside

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Informazioni evento

Nella mostra Daughter from the Everglades nella Galleria Prisma, l'artista Ivo Mahlknecht mostra dipinti ad olio sull'affascinante mondo vegetale delle Everglades e sulle sue metamorfosi nelle diverse fasi vegetative.

Mahlknecht sceglie come soggetti pittoreschi le pianure alluvionali, la crescita selvaggia, i canneti, gli steli, le erbe, gli arbusti e i cespugli della zona paludosa all'estremità meridionale dello stato americano della Florida. Nei periodi di transizione, queste molteplici piante strutturate dispiegano la loro ricchezza grafica di forme.
Nel delicato stile pittorico dell'artista, Ivo Mahlknecht cattura uno stato d'animo quasi meditativo di silenzio dietro il caldo tono complessivo dei dipinti – un respirare sospeso in questo tempo zero.
Mahlknecht, che si definisce un "cantastorie", racconta nel suo ciclo di dipinti la vita della natura nelle Everglades, spesso paragonate a un fiume lento ed erboso e quindi chiamate anche fiume d'erba. Infatti, la vena d'acqua, larga fino a 6o chilometri, è profonda solo pochi centimetri, cosicché quasi tutta la zona è ricoperta d'erba. Tuttavia, la portata è di un metro all'ora. Le Everglades sono allagate per la maggior parte dell'anno. Solo in inverno la zona paludosa è asciutta.
Questa apparente statica naturale è quasi in linea con la filosofia del pittore Ivo Mahlknecht. Dice: "Un buon quadro deve accontentarsi di poca narrazione. Alla fine un'immagine è colore, può essere solo colore, ma deve anche contenere indizi di una storia".
Il titolo della mostra di Mahlknecht si basa su una canzone di Rory Gallaghers del 1973, in cui racconta una storia d'amore ambientata nelle Everglades.
Al pubblico che visita la mostra alla Galleria Prisma rimane spazio e pace per tessere le proprie storie nelle opere di Ivo Mahlknecht.

La mostra alla Galleria Prisma rimarrà aperta fino al 3 ottobre 2020.

IVO MAHLKNECHT
Nato a Merano, vive e lavora a Termeno. Ha studiato all'Accademia di Firenze. Negli anni Ottanta sperimenta la pittura neo-espressionista nello stile della Neue Wilden. La rottura radicale è avvenuta negli anni '90: Da un giorno all'altro ha letteralmente interrotto la sua fortunata carriera per dipingere nello stile degli antichi maestri: Velasquez, Rembrand, Vermeer, i paesaggisti russi, George De La Tour e il pittore di nature morte Chardin sono i suoi modelli. Sono riusciti a risvegliare la sensualità e la forza simbolica della pittura attraverso la loro speciale tecnica. Ivo Mahlknecht persegue questo obiettivo senza compromessi e con coerenza nei suoi cicli fotografici.

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Date e orari evento :

L'evento si tiene dal 12 Set 2020 al 03 Ott 2020

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Naturalmente, si dirà che davanti a noi non c’è nessun pulcino e neppure la casa o la farfalla. Corretto. Ma vi è la loro immagine, ossia il frutto del lavoro che Corrent ha svolto per renderla visibile pur costringendone la visibilità. Queste sue immagini sono a fuoco ma, potremmo dire, ‘fuori luce’. È così che Corrent riesce a restituire la luce come ritmo. Ma, si noti, non si tratta di una mera soluzione tecnica. Un notevole investimento di luce determina che l’immagine sia sovraesposta, mentre un investimento minimo o nullo che essa sia sottoesposta. Piuttosto che ridurlo a frutto dell’espediente tecnico, Corrent riesce a convertire quel divario, tra ciò che vi è nel perimetro della fotografia e la luce che siamo pronti a dire non vi sia, rendendolo direttamente la imprescindibile condizione di possibilità per le sue opere. Che cosa significa questo? Consideriamo tre sue fotografie, ossia quelle che in ordine ritraggono una finestra aperta, due donne in altalena, un dente tenuto da due dita. L’ordine non è casuale poiché ciascuna attesta che il grado di visibilità cambia in stretto rapporto alla possibilità di lavorare sul bilanciamento tra messa a fuoco (offrire qualcosa di visibile entro la cornice della fotografia) e differenziazione della riconoscibilità attraverso il fuori luce. Infatti, la finestra è visibile sulla base del contrasto tra la luce del cielo e il buio della stanza; più difficile distinguere le due donne che si confondono nella radura, complice anche il taglio verticale dell’immagine; a mala pena riusciamo a riconoscere il dente e le due dita. Per Corrent riuscire ad attuare il fuori luce significa modulare la presenza della luce per modellare la resa dell’immagine. Abbiamo bisogno di luce (esterna alla fotografia) per riconoscere, per esempio, quell’automobile che va in fiamme in un’altra delle sue fotografie. Al palesarsi della luce (interna alla fotografia) rileviamo il ritmo e ciò accade anche se passiamo da una immagine all’altra (la serie e i diversi modi di esporle sono certamente di aiuto). Ma se, da una parte, proprio la luce determina che qualcosa possa sempre sfuggire, dall’altra, fa sì che lo sguardo sia catturato per riuscire a scoprire in una immagine qualcosa nonostante Corrent lo mostri al limite della visibilità.
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