In alto! Sentieri e rifugi nelle Alpi - Pubblicato da martin_inside

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A raccontare del soggiorno in rifugio, delle sue pietanze, dei gestori, dei dormitori con i materassi, del freddo, del tempo e della difficoltà nel raggiungere il rifugio, son bravi tutti. Questa mostra invece chiede che cos’hanno di speciale i rifugi e i sentieri alpini. Parla delle origini delle infrastrutture turistiche in alta montagna, dai primi semplici rifugi negli anni 1870 fino alle innovazioni tecnologiche e l’architettura contemporanea in montagna. La mostra è stata concepita in una collaborazione fra l’Alpenverein Südtirol e gli Alpenvereine di Austria e Germania.

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L'evento si tiene dal 05 Feb 2019 al 21 Apr 2019

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    Giovedì 3 settembre si apre a DRIN, in Corso Italia 34 a Bolzano, la mostra Trapunta di carta di Tania Mancini, seconda esposizione del progetto FR8MES. L’opera sarà visitabile fino al 3 ottobre e prosegue il percorso espositivo inaugurato a luglio con Eleonorengrün di Anna Fischnaller. FR8MES è una residenza artistica promossa da BeYoung (UPAD) con il sostegno dell’Ufficio Politiche Giovanili della Provincia Autonoma di Bolzano. Cos’è FR8MES? Il progetto, svoltosi dall'8 al 12 aprile, ha selezionato sei artiste under 30 attraverso una call anonima che ha raccolto 155 candidature da tutta Italia. Durante la residenza le 6 vincitrici del bando, selezionate dalla giuria per i linguaggi artistici eterogenei e la qualità artistica, hanno sviluppato opere ispirate al territorio e alla città di Bolzano, che verranno presentate al pubblico attraverso un ciclo di mostre personali ospitate a DRIN, negli spazi degli Ex Telefoni di Stato. La mostra di settembre Trapunta di carta nasce dalle immagini e dai luoghi di Bolzano che si sono sedimentati nella memoria di Tania Mancini, giovane artista originaria di Ascoli Piceno la cui ricerca si muove tra illustrazione, pittura e narrazione. L’opera è composta da 132 fogli di carta, disegnati con pastelli a olio, matite colorate e collage e successivamente cuciti tra loro a macchina, fino a formare una grande e fragile trapunta. La cucitura diventa un gesto dal doppio significato: segna e ferisce la carta, ma allo stesso tempo la unisce e la preserva. Anche il trascorrere del tempo entra a far parte dell’opera: quando un ricordo svanisce, il disegno che lo rappresenta può essere rimosso, lasciando un vuoto nella struttura. La trapunta diventa così un’immagine della memoria, composta da ciò che conserviamo ma anche dalle assenze lasciate da ciò che dimentichiamo. Trapunta di carta rimarrà esposta dal 3 settembre al 3 ottobre e sarà visibile dall’esterno attraverso le vetrate di DRIN, sotto il portico di Corso Italia. Nei mesi successivi il percorso di FR8MES proseguirà con le esposizioni delle altre artiste selezionate. BeYoung BeYoung è un’associazione giovanile che lavora in ambito culturale con progetti rivolti soprattutto a ragazze e ragazzi tra i 14 e i 35 anni. L’associazione lavora principalmente insieme a Provincia e Comune di Bolzano con cui ha realizzato festival come Game Ground e Indiependence, ma collabora anche con molti altri partner sul territorio, su tematiche dedicate al mondo della comunicazione, del gaming, della musica, dell’ambiente, focalizzandosi in special modo sulla cultura pop. L’associazione fa parte di UPAD e ha sede in via Firenze 51 a Bolzano e in piazza della Rena 10 a Merano.
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    Museion ha il piacere di presentare la prima mostra personale istituzionale in Italia di Evelyn Taocheng Wang (n. 1981, Chengdu). Attraverso una pratica artistica che spazia fra diversi media – tra cui pittura, scrittura, installazione, performance e moda – l’artista, che vive e lavora a Rotterdam, ha sviluppato un linguaggio visivo unico, intriso di poesia, umorismo sottile e profondità critica. Intrecciando tradizioni provenienti dalla storia dell’arte, frammenti di memoria personale e forme artistiche di autofiction, Wang mette in discussione l’idea di autenticità e indaga i modi in cui la cultura viene rappresentata, performata e incarnata. Il repertorio pittorico di Wang attinge a quella che l’artista spiritosamente descrive come la sua “makeup palette di storia dell’arte”, che mescola riferimenti alla sua formazione iniziale in pittura a inchiostro e calligrafia cinesi con le scuole delle arti e delle letterature occidentali, che l’artista ha incontrato dopo essersi trasferita in Europa. Nei suoi lavori affronta temi quali la migrazione, l’assimilazione culturale, l’espressione di genere e l’appartenenza di classe, e li filtra attraverso la sua esperienza di vita, soffermandosi spesso sulla complessità della percezione di sé in rapporto alle narrative imposte dall’esterno. L’attenzione dell’artista per la natura fluida dell’identità e dell’ibridazione culturale trova particolare risonanza in Alto Adige, dove convergono lingue e tradizioni diverse. Per la mostra, Wang ha ideato una scenografia con numerosi nuovi dipinti su media diversi, ispirati a partire dalle sue opere precedenti e dalle impressioni di Bolzano raccolte durante una serie di visite alla città. Una delle sue fonti di ispirazione è stata Piazza delle Erbe, con le sue coloratissime esposizioni di frutta e verdura biologica fresca, che richiamano dei paesaggi in miniatura. Queste composizioni di diversi colori, consistenze e forme – caratteristica che l’artista ha ritrovato negli affreschi medievali di Castel Roncolo e nella Chiesa dei domenicani – trovano un’eco nella sua personale narrazione artistica. Infondendo nei suoi lavori rimandi alle specificità visive di Bolzano e alla sua percezione della cultura italiana, Wang si inserisce nel panorama con umorismo, sensibilità e sfumature poetiche. La capacità di mutare forma, di reimmaginarsi in paesaggi culturali e visivi differenti o nei panni di diverse figure storiche o fittizie, è sempre stata centrale nella pratica artistica di Wang. Questo è particolarmente chiaro nei cinque nuclei principali di opere su cui l’artista ha lavorato per questa mostra. Oltre all’introduzione di riferimenti site-specific nelle sue note imitazioni delle celebri tele a griglia di Agnes Martin, l’artista integra motivi regionali in pitture su seta e capi di abbigliamento del proprio guardaroba. Anche la fiaba dei fratelli Grimm “Il principe ranocchio” continua a essere una fonte di ispirazione per Wang: questa volta inserisce il personaggio ricorrente della Principessa Ranocchio in un paesaggio urbano che ricorda un dipinto di August Macke. Inoltre, amplia la sua serie di quadri basati sul motivo della finestra. Integrando questi dipinti in un’installazione architettonica che mette in equilibrio prospettive interne ed esterne, Wang trasforma il secondo piano del museo in uno “sweet landscape”. L’espressione apparentemente innocente suscitata da un paesaggio gradevole, come suggerisce il titolo della mostra, fornisce lo sfondo su cui gradualmente l’artista sviluppa una sua riflessione più profonda sull’idea di luogo. I suoi lavori sono ricchi di metafore e giochi linguistici e invitano spettatori e spettatrici a un’attenta esperienza di lettura, nella quale i diversi livelli di significato si svelano lentamente. Il titolo rispecchia anche l’indagine svolta dall’artista sui punti di intersezione e divergenza tra le idee occidentali e orientali di pittura paesaggistica. La tradizione letteraria cinese dello “scrivere il paesaggio”, utilizzando pennello calligrafico e inchiostro, è profondamente collegata ai principi taoisti di equilibrio e armonia. Piuttosto che mirare all’imitazione della natura, questa pratica affonda le radici in un approccio caratterizzato da autoriflessione, guarigione e forme di allontanamento dalle strutture del potere politico. A livello filosofico ed estetico, la mostra di Wang invita a compiere una riflessione sul rapporto tra primo piano e sfondo, tra visibile e invisibile, e a percepire i rimandi tra mondo esterno e stati interiori, tra paesaggi esterni e interni. È con questo spirito che l’artista spiega: “Penso alla mia mostra come a un grembo materno immaginario: uno spazio del divenire che mi permette di reagire alla storia di questo luogo”.
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    Un mondo nascosto I funghi sono tra i protagonisti più antichi e al tempo stesso più invisibili della vita sulla Terra. La mostra temporanea FUNGA invita a scoprire questo regno autonomo andando oltre i corpi fruttiferi e l’idea dei funghi come semplice alimento. L’esposizione racconta come i funghi, attraverso reti di micelio, guidino i cicli ecologici, costruiscano i suoli e rendano possibili simbiosi fondamentali per la vita terrestre. Dalle loro origini remotissime alla loro influenza sull’evoluzione degli ecosistemi, il percorso mette in luce il ruolo chiave dei funghi nella natura e il loro stretto legame con l’essere umano, dal microbioma della pelle e dell’intestino fino alla salute e alla malattia. Accanto all’approccio scientifico, FUNGA apre anche a prospettive culturali: i funghi come rimedi tradizionali, elementi di rituali e miti, ma anche come potenti simboli nell’arte e nella cultura pop contemporanea. Le più recenti ricerche su materiali sostenibili e applicazioni biotecnologiche conducono infine lo sguardo verso il futuro. FUNGA è un invito a osservare il mondo da una nuova prospettiva: interconnessa, complessa e sorprendentemente viva.

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