Barbara Gamper Becoming Otherwise - Pubblicato da martin_inside

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Barbara Gamper “Becoming Otherwise (hot pink triangles and holes, or how to become woman?)”

La facciata mediale di Museion torna a illuminarsi con il video Becoming Otherwise, un nuovo progetto dell’artista Barbara Gamper. Le proiezioni sono parte della mostra “unlearning categories”, che presenta oltre sessanta opere di artisti e artiste del territorio dalle collezioni della Provincia, Ripartizione cultura tedesca.
Il video pensato da Barbara Gamper per la facciata è l’attivazione in chiave performativa dalla sua installazione attualmente esposta in mostra, composta da un grande arazzo e una serie di immagini colorate -icone applicate alla vetrata dello spazio espositivo, visibili anche dall’esterno. In un suggestivo gioco di contatti e compenetrazioni, tra astrazione e figurazione, il video mostra l’arazzo nei suoi dettagli e in relazione al corpo dell’artista. Una mano che cerca, una bocca che si spalanca, un torace che respira emergono da pieghe e strati di tessuto, che con i loro colori “rivestono” la grande superficie della facciata. Ogni frame del video è accompagnato dal gesto del disegno, dall’atto del tracciare linee e forme che rimandano all’arcaico come la raffigurazione rupestre di un corpo metà donna e metà animale, divinità del passato trasportata nel presente digitale.
A collegare ogni passaggio e sottolineare l’azione del fluire, sono parte del video anche le immagini dell’acqua del fiume Talvera, che scorre davanti al museo. La grande superficie della facciata di Museion restituisce così il dinamismo della continua mutazione messa in atto dall’artista, proiettandolo sullo spazio urbano.

A cura di Frida Carazzato, Museion, in collaborazione con BAU (Lisa Mazza e Simone Mair)

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  • Moderato da Stefano Riba In collaborazione con Analogue Photo Festival, Lumen Museum Ogni giorno siamo sommersi da immagini: scorriamo fotografie sui social, guardiamo video nei notiziari, ci immergiamo in contenuti visivi nell’intrattenimento quotidiano. Scorriamo, guardiamo, reagiamo alle immagini— spesso senza fermarci a pensare. Con la crescente centralità dei media visivi, dalle piattaforme social, ai notiziari e alle industrie dell’intrattenimento, oggi più che mai, le immagini influenzano il modo in cui comprendiamo la realtà. Un’immagine non è mai neutra. Può convincere, ingannare, emozionare, persino mentire. Eppure, continuiamo a trattarla come una prova: qualcosa di credibile. Partendo da un viaggio nel tempo, ripercorreremo la nascita della fotografia, un’invenzione che ha rivoluzionato il modo di vedere e immaginare il mondo, lasciando un’impronta profonda nella cultura occidentale. L’obiettivo, quindi, non è solo capire come funzionano le immagini, ma anche imparare a guardarle con maggiore attenzione, spirito critico e curiosità. Perché oggi, saper interpretare le immagini è importante quanto saper leggere le parole. Simona Pezzano. Si divide tra ricerca e didattica in cultura visuale (Università Iulm) e progetti UE di cooperazione internazionale, tra cui: Edu4 Migration 2024-26; CLIP (Critical visual media Literacy and emPowerment) 2022-24; PAgES (Post-Crisis Journalism in Post-Crisis Libya) 2019-21. È nel comitato di direzione di EmergingSeries Journal – Inside New Media and Digital Technologies; membro del comitato scientifico della rivista Il de Martino e membro della redazione della rivista Cinéma&Cie International Film Studies Journal. Fa parte del Self Media Lab. Scritture, Performance, Tecnologie del Sé, fondato nel 2013 da Federica Villa con Fabrizio Fiaschini presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi Pavia. Tra le sue pubblicazioni: S. Pezzano, Campo lungo. Memoria visuale dall’archivio della Lega di Cultura di Piadena, Mimesis, 2021; S. Pezzano, «Scienza Fantastica e Urania: atterrò in edicola e non se ne andò mai più. Istruzioni per il futuro in edizione italiana», in S. Arcagni & S. Pezzano (a cura di), “Urania” e gli immaginari tecnologici in Italia, ES Journal, 7/V, Kaplan, 2025.
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