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Feedback. Gli Ambienti di Franco Vaccari
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Art & Culture
Venerdì, 27 Mar 2026 19:00

Museion è lieto di presentare una grande mostra dedicata a Franco Vaccari (Modena, 1936–2025), una delle voci più innovative dell’arte del secondo dopoguerra e dell’arte concettuale in Italia. Riunendo opere fotografiche, video, libri d’artista e materiali d’archivio, la mostra propone per la prima volta un’estesa esplorazione degli ambienti come nucleo centrale della sua pratica artistica. Ideata in occasione di quello che sarebbe stato il novantesimo compleanno dell’artista, l’esposizione rappresenta la prima ampia presentazione istituzionale del suo lavoro in Italia dopo oltre un decennio e lo colloca all’interno di un più ampio discorso internazionale sulla partecipazione del pubblico, che mette in primo piano il ruolo attivo dei visitatori e delle visitatrici nella costruzione stessa dell’opera. Formatosi come fisico prima di dedicarsi all’arte alla fine degli anni Sessanta, Franco Vaccari ha sviluppato una pratica che ha costantemente messo in discussione l’idea dell’opera d’arte come oggetto statico. Piuttosto che produrre opere autonome e compiute, ha concepito i suoi progetti come esposizioni in tempo reale, in cui l’opera si sviluppa nel tempo ed è modellata dalla presenza e dalle azioni del pubblico. Questo approccio attraversa oltre cinquant’anni di produzione artistica, riunendo lavori realizzati con media diversi – dalla fotografia e dal cinema al suono, al video e ai primi progetti basati su internet. Per Vaccari, la tecnologia svolge un ruolo centrale nel modo in cui la realtà viene percepita, ricordata e condivisa. Nel saggio fondamentale Fotografia e inconscio tecnologico (1979), Vaccari ha descritto questo approccio artistico come un “occultamento dell’autore”. Anziché presentare un’opera finita, egli crea le condizioni affinché il significato emerga attraverso l’interazione, il caso e la presenza collettiva. Il pubblico non è quindi un osservatore passivo, ma una componente essenziale dell’opera stessa. Questo principio trova la sua espressione più compiuta negli ambienti di Vaccari: architetture spesso temporanee che trasformano gli spazi espositivi in luoghi di esperienza. Realizzati senza un intento progettuale o architettonico specifico, ma spesso costruiti con materiali di uso quotidiano o di recupero, questi lavori restano aperti all’imprevedibilità, privilegiando ciò che accade al loro interno rispetto alla loro struttura fisica. La mostra è suddivisa in nuclei tematici e si sviluppa attraverso una sequenza di ambienti e altre opere che esplorano aspetti chiave della pratica di Vaccari. Temi come le tracce lasciate dalle persone, l’inconscio collettivo e la formazione della memoria guidano sia la lettura delle opere sia il progetto espositivo, realizzato da Fosbury Architecture. Il percorso si apre con progetti incentrati sull’oscurità come modalità di avvicinamento all’inconscio e al mondo del sogno, invitando il pubblico a una “discesa” interiore, al tempo stesso metaforica e reale. In questo contesto attenuato, la percezione rallenta e le modalità abituali di visione lasciano spazio a un’esperienza più attenta e sensoriale. Ambienti come La Scultura Buia (1968), Esposizione in tempo reale n. 19, Codemondo (1980) ed Esposizione in tempo reale n. 20, Ambiente grigio multiuso, scatola per sondare lo spazio vicino e lontano (1987) creano situazioni in cui l’esperienza personale diventa parte di uno spazio condiviso. La mostra prosegue con ambienti che affrontano l’interesse di Vaccari per le tracce della presenza umana negli spazi pubblici urbani e per le dinamiche sociali delle comunità temporanee. Accanto al progetto iconico Esposizione in tempo reale n. 4, Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio, presentato alla Biennale di Venezia del 1972, e al suo sviluppo Photomatic d’Italia (1972–75), ambizioso progetto realizzato attraverso cabine fotografiche installate in spazi pubblici in tutta Italia, la mostra presenta anche Esposizione in tempo reale n. 21, Bar Code – Code Bar (1993) e Mini cinema (2003). Queste opere esplorano l’interazione sociale, i comportamenti collettivi e i momenti di incontro spontaneo. Nel corso dell’esposizione, gli ambienti di Vaccari non sono presentati come ricostruzioni statiche, ma come situazioni riattivate, fedeli alle intenzioni originarie dell’artista e capaci di dialogare con il pubblico contemporaneo. La collezione di Museion comprende circa venti opere di Franco Vaccari, per la maggior parte provenienti dall’Archivio di Nuova Scrittura donato al museo nel 2020. Questo nucleo include alcuni dei primi lavori verbo-visivi che segnano gli esordi di Vaccari come poeta visivo e che già prefigurano il suo interesse costante per il linguaggio, le tracce e la presenza umana. L’inclusione di alcune di queste opere in mostra sottolinea la continuità tra la sua ricerca iniziale e il patrimonio stesso del museo. Franco Vaccari Franco Vaccari nasce a Modena il 18 giugno 1936 e riceve una formazione scientifica, laureandosi in fisica. Dopo aver avviato la sua carriera artistica come poeta visivo, nel 1969 realizza la prima Esposizione in tempo reale, introducendo il concetto che diventerà centrale nella sua pratica. La sua pratica si articola attraverso diversi approcci, ma è frequentemente interpretata nell’ambito del realismo concettuale. Tra le sue opere più celebri figura Esposizione in tempo reale n. 4, Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio, presentata in una sala personale all’interno del Padiglione Centrale della Biennale di Venezia nel 1972; Vaccari tornerà alla Biennale con sale personali anche nel 1980 e nel 1993. Accanto alla produzione artistica, Vaccari ha sviluppato un’importante attività teorica, pubblicando testi fondamentali come Duchamp e l’occultamento del lavoro (1978) e Fotografia e inconscio tecnologico (1979). Il suo lavoro è stato presentato a livello internazionale in mostre e istituzioni di primo piano, tra cui la Biennale di Gwangju in Corea del Sud, la Kunsthalle Basel, il Musée de l’Elysée di Losanna, Mostyn in Galles, la Fondazione Morra Greco di Napoli e la Triennale di Milano, tra le altre. Franco Vaccari è scomparso nel 2025.

Museion Piazza Piero Siena, 1, Bolzano, BZ
Mostra collettiva PERSONE
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Art & Culture
Venerdì, 27 Mar 2026 19:00

Inaugurazione Ottavia Demetz – Annamaria Grisi – Anna Maria Mayr venerdí 27.03.2026, ore 19 In mostra le opere di tre artiste contemporanee differenti tra di loro ma che dialogano perfettamente insieme in questa esposizione dedicata al tema dell’essere persona, fulcro della loro ricerca artistica. Visita guidata con Prof. Marina Manfredi Sartor sabato 11.4.2026, ore 16 Il loro linguaggio espressivo molto diverso sarà analizzato dalla storica dell’arte Marina Manfredi Sartor che effettuerà una visita guidata focalizzando l’attenzione sul percorso espressivo che parte dal figurativo dei disegni della Demetz, per passare agli originali assemblage della Grisi, fino a giungere alle opere astratte realizzate su vetro dalla Mayr. OTTAVIA DEMETZ Risiede e lavora ad Ortisei. Policromatrice di sculture, ha frequentato innumerevoli corsi di pittura e disegno, principalmente ad acquerello. Insegna pittura e disegno. Nel tempo libero ama fare escursioni in solitaria in montagna per disegnare e dipingere. Questo è il suo mondo. Frequenta regolarmente le sessioni serali di disegno dal vero. È proprio dal disegno dal vero che hanno origine le sue opere. Un processo lunghissimo, lavorando sullo stesso foglio di carta per settimane. ANNAMARIA GRISI Risiede e lavora ad Azzago di Grezzana presso Verona. Le sue opere raccontano volti, ricordi e frammenti di vita quotidiana, realizzati con una tecnica polimaterica che unisce pittura e materiali tessili. In esse, la semplicità si fonde con contenuti profondi. Alcuni paesaggi si trasformano in figure, diventando metafora dell’uomo e del suo rapporto con la natura. La sua arte è un invito a riscoprire la memoria e a vivere in armonia con l’ambiente, restituendo valore al tempo e alla materia. ANNA MARIA MAYR Risiede e lavora a Brunico. In riferimento alle opere che espone in questa mostra, l’artista scrive: “Le composizioni astratte delle mie opere su vetro ove predomina il colore, intendono interpretare il tema ‘essere persona’ invitando chi le guarda a confrontarsi direttamente e senza filtri. Poiché i dipinti non hanno alcun titolo, il fruitore interagisce liberamente con essi, ritrovando sé stesso nelle emozioni suscitate dai colori”.

Museo Civico di Chiusa Fraghes 1, Chiusa, BZ
La pietra in divenire – mostra collettiva
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Art & Culture
Venerdì, 10 Apr 2026 16:00-19:00 |
L'evento si tiene dal 10 Apr 2026 al 04 Mag 2026

Da sempre la pietra affascina l'umanità; la sua lavorazione richiede pazienza, precisione e perseveranza. Ma una volta plasmati dalle mani di uno scultore, busti, statue e rilievi resistono al passare del tempo. Sebbene nuovi materiali e mezzi digitali abbiano arricchito il mondo dell'arte, la pietra rimane un mezzo centrale e versatile nell'arte contemporanea e nella scultura. Le pietre sono onnipresenti nel nostro contatto con il mondo esterno, ma spesso passano inosservate. Sono materie prime versatili e modellabili, integrate in modo discreto nell'uso umano. Essa può essere considerata un ponte di comunicazione tra l'ambiente e l'uomo. La pietra non è dunque solo sinonimo di durata e monumentalità, ma anche di tempo, cambiamento e storia del pianeta. Nell'arte contemporanea, la pietra acquista un ulteriore significato, diventando un testimone dell'Antropocene. La storia della scultura in pietra è un viaggio millenario che spazia dalle prime figure arcaiche e totemiche ai complessi capolavori architettonici e artistici. Ha rappresentato i simboli religiosi e funerari dell'antico Egitto e della Mesopotamia, nonché il culto delle divinità e dei sovrani nell'antica Grecia e a Roma. Dalle forme dinamiche e drammatiche di Michelangelo e Gian Lorenzo Bernini nel Rinascimento, questo sviluppo prosegue nelle molteplici forme espressive dell'arte figurativa contemporanea. Le grandi opere d'arte in pietra della storia dell'umanità hanno mantenuto inalterata la loro bellezza e forza nel corso dei secoli. La pietra è un materiale senza tempo che continua a imporsi e a essere saldamente radicato anche nell'arte contemporanea. Come mezzo artistico, non ha affatto esaurito la sua funzione. Anzi, è sinonimo di stabilità e richiede allo stesso tempo dedizione e confronto, qualità che si percepiscono immediatamente nelle opere. In passato, la pietra era associata principalmente alla scultura classica. Nell'arte contemporanea, invece, viene utilizzata in modo molto più libero, sperimentale e concettuale. L'ampliamento delle forme e dei contesti ha portato a nuove forme espressive, come le installazioni, la land art e le opere site-specific. Si utilizzano sempre più spesso pietre grezze e non lavorate, anziché superfici perfettamente levigate. Spesso viene combinata con altri materiali come metallo, vetro, neon, tessuti o video, ma anche con installazioni luminose o sonore. L'artista di land art Richard Long, per esempio, ha utilizzato pietre naturali per realizzare opere minimaliste e processuali in spazi paesaggistici. Spostandole, disponendole o collocandole in nuovi contesti, l'artista ha attribuito alle pietre nuovi livelli di significato, ad esempio nel campo di tensione tra intervento, cambiamento e trasformazione. Oggi, la pietra non è più solo sinonimo di durata e monumentalità, ma anche di autenticità, temporalità, identità culturale e questioni ecologiche e di sostenibilità. Artisti come Anish Kapoor o Giuseppe Penone esplorano questo materiale in dialogo con lo spazio, il corpo e la natura. Spesso, è la materialità stessa a diventare il tema centrale: il peso, la resistenza, la rottura e la solidità diventano il fulcro della riflessione artistica. Grazie a questa nuova percezione, le sculture contemporanee in pietra acquisiscono un'atemporalità particolare e sviluppano una presenza forte e immediata. Artisti partecipanti: Markus Gasser, Flavio Senoner, Bruno Vallazza, Otto Piazza, Arianna Moroder, Thaddäus Salcher e Michael Höllrigl Flavio Senoner presenta nella mostra un busto femminile fortemente astratto. Una forma voluminosa e arrotondata si condensa in un bordo sinuoso, conferendo alla scultura una presenza tranquilla e, al contempo, potente. L'opera, realizzata nel 1998, segna una transizione precoce nella sua produzione artistica, passando dalla rappresentazione figurativa all'astrazione. Arianna Moroder, invece, utilizza la pietra nella sua forma originale. Pietre provenienti da diversi siti di ritrovamento vengono assemblate in una collana, un rosario. La pesantezza e l'originalità del materiale utilizzato rafforzano il simbolismo complesso dell'opera, che oscilla tra preistoria, fede, appartenenza e tradizione. Le teste scolpite nella pietra dall'artista Markus Gasser emanano un'aura decisamente arcaica. Trasmettono allo spettatore sensazioni di nostalgia, devozione e raccoglimento interiore. In parte, sembra che le teste introverse crescano direttamente dalla forma originaria della pietra. Le sculture di Thaddäus Salcher si distinguono per un equilibrio speciale tra sensualità e silenziosa presenza spirituale. Le sue figure, fortemente ridotte, si avvicinano alla forma umana solo in modo accennato. La forma funge da veicolo di stati interiori: l'interesse di Salcher non è tanto l'aspetto esteriore, quanto piuttosto la condensazione di sensazioni ed emozioni che conferiscono alle figure un'aura tranquilla e contemplativa. L'artista Bruno Vallazza, nato nel 1928 e scomparso nel 2016, è presente in mostra con sculture che combinano ferro battuto e ciottoli. Le pietre mantengono la loro forma naturalmente arrotondata, ma vengono assemblate in nuove unità plastiche. In queste formazioni compatte e conglomerate prendono forma figure umane. A completamento della mostra, sono esposte due sculture in marmo nelle quali l'artista evoca figure umane con forme fortemente ridotte. Nelle sculture di Otto Piazza si ritrovano le concezioni formali delle culture arcaiche e antiche. Le sue figure voluminose e antropomorfe trasmettono forza, stabilità e un legame con la terra. Nella loro compatta plasticità, sembrano racchiudere in sé l'energia del paesaggio dolomitico, la cui imponenza e rocciosità si riflettono nel loro aspetto. Lo scultore e disegnatore Michael Höllrigl (1936-2024) ha dedicato tutta la sua carriera artistica al tema dell'uomo. Nelle sue sculture, riduce la figura umana a poche forme precise che descrivono i contorni del corpo piuttosto che definirli. L'unione di volumi geometrici crea composizioni plastiche concentrate in cui il corpo umano è presente come forma archetipica. In alcune opere, Höllrigl combina vari elementi per creare sculture in pietra che si ergono come totem.

Vijion Art Gallery Ortisei VIA DIGON 18, Ortisei, BZ

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