Notteinbici inside top banner 600x220px

BAW22 - Bolzano Art Weeks - Pubblicato da martin_inside

0
×

Attenzione

Questo evento è terminato, rimani connesso per nuovi eventi

Informazioni evento

Bolzano Art Weeks è un evento collettivo nato con l’obiettivo di dare uno spazio – fisico e temporale congiunto – alla multiforme scena artistica contemporanea altoatesina. BAW si diffonde nella città di Bolzano con l’intento di coinvolgere un pubblico ampio e diversificato in progetti espositivi, performativi, installativi, multimediali e site-specific.

BAW – Bolzano Art Weeks è un'iniziativa per la città, nella città e con la città. BAW – Bolzano Art Weeks è un insieme composito e poliedrico di percorsi creativi, di idee e di spazi da esplorare attraverso i diversi linguaggi e le diverse forme dell’arte.

BAW – Bolzano Art Weeks è un evento di rete, realizzato in collaborazione con istituzioni, associazioni e operatori e artisti della scena locale e non solo che presenta oltre 150 eventi dislocati in gallerie, musei e atelier, spazi indipendenti, pubblici, privati e temporanei.

Contatti :

Date e orari evento :

L'evento si tiene dal 22 Set 2022 al 02 Ott 2022

Potrebbe interessarti anche :

  • Am 19. Oktober 2022 um 20 Uhr stellen Franziska Egger und Waltraud Holzner, in der Luna Bar im Parkhotel Mondschein, ihren Bildband kaugummi blues mit Acrylmalereien, Collagen und Interpretationen vor. An den Bildern und Texten, die, obschon mit schwarzem Humor gewürzt, auf die Befindlichkeiten und Probleme unserer Gesellschaft hinweisen, kann gekaut werden. Der Abend wird musikalisch begleitet von „the ciminal bests“ unter der Leitung von Hubert Weiss. Freier Eintritt, Luna Bar im Parkhotel Mondschein
  • COME L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ELABORA IL LINGUAGGIO PROF. DR. ING. KLAUS DIEPOLD DR. ING. VERONIKA GAMPER Le macchine intelligenti potrebbero facilitare in molti modi la nostra comunicazione quotidiana, e in parte già lo fanno: potrebbero tradurre rapidamente in un’altra lingua ciò che scriviamo o diciamo, trasformare testi scritti in lingua parlata e, viceversa, mettere per iscritto ciò che diciamo a voce, fornirci un utile riassunto di un libro corposo e – soprattutto – comprendere la nostra lingua e comunicare con noi. Natural Language Processing (NLP) è il termine tecnico con cui è denominata la tecnologia che permette alle macchine intelligenti come i computer e gli smartphone di comprendere, interpretare e utilizzare il linguaggio umano. Nel loro intervento, l’ingegnera Veronika Gamper, originaria di Merano e fondatrice di una innovativa piattaforma basata sull’intelligenza artificiale, e l’ingegnere Klaus Diepold, professore al Politecnico di Monaco di Baviera, spiegheranno cosa può fare il Natural Language Processing e quali sono i limiti, le sfide e anche i possibili pericoli derivanti da un uso improprio di questa tecnologia. Dr. Ing. Veronika Gamper, nata a Merano, è fondatrice e amministratrice delegata di WeDaVinci Srl, una piattaforma di collaborazione per progetti innovativi basata su NLP. Laureata in Informatica al Politecnico di Vienna, ha svolto soggiorni di studio e ricerca all’Illinois Institute of Technology di Chicago e all’Università della California a Berkeley. Consulente strategica del Boston Consulting Group, si occupa di progetti di innovazione e digitalizzazione presso il Center for Digital Technology and Management e sviluppa per un conglomerato mediatico leader a livello europeo prodotti di dati per l’apprendimento automatico, per la visione computerizzata e basati su NLP. Prof. Dr. Ing. Klaus Diepold è assistente alla cattedra di Elaborazione dati della facoltà di Elettrotecnica e Tecnologie informatiche del Politecnico di Monaco. Ha svolto ricerche nel campo dell’elaborazione del segnale multimediale con particolare attenzione alla progettazione di algoritmi veloci e dell’apprendimento automatico per lo sviluppo, fra l’altro, di “macchine morali” e la modellazione e simulazione delle emozioni per sistemi cognitivi. Un evento organizzato dal centro linguistico del Südtiroler Kulturinstitut in collaborazione con la Biblioteca provinciale Dr. Friedrich Teßmann, la Volkshochschule Südtirol e l’Ordine dei giornalisti del Trentino-Alto Adige. Quando: lunedì 17 ottobre 2022, ore 18:00 Dove: Bolzano, Sala Cassa di Risparmio, Casa della Cultura/Waltherhaus Ingresso libero È gradita la prenotazione: sprache@kulturinstitut.org Nota: L’evento è riconosciuto dall’Ordine dei giornalisti del Trentino-Alto Adige come formazione. Le interessate e gli interessati sono invitati a iscriversi tramite la piattaforma della formazione professionale.
  • Che cosa amerò se non l’enigma delle cose? (Arthur C. Danto) Giovanni Castell in tutto il suo percorso artistico, sia che esso abbia avuto maggiore concentrazione espressiva sulla figura, sia che abbia intrapreso percorsi nei quali l'immagine è divenuta sempre meno "tangibile", attenuandosi di esplicitazione, ha sempre voluto osservare il circostante con occhi indagatori e di conseguenza interpretandone la dimensione esistente. Non dimentichiamo infatti che Castell è un fotografo, o meglio attraverso la fotografia egli ha manifestato il racconto di un universo altro, che non rinnega l'effettivo visibile, ma lo manipola, reinterpreta, innescando un dialogo continuo tra il percepibile e l'immaginifico. "…Per come la vedo io, la fotografia ha fatto del suo meglio per eliminare costantemente la realtà. Gli ha permesso di scomparire. Prima di essere in grado di vivere un particolare paesaggio in carne e ossa, lo sappiamo già dalle fotografie. Abbiamo perso la nostra capacità di vedere le cose consapevolmente. In un'epoca in cui siamo quotidianamente bombardati da migliaia di immagini digitali, non appena viste, già dimenticate, l'immagine fotografica individuale perde il suo significato. La fotografia ha perso la sua magia. Voglio andare avanti e raggiungere una nuova dimensione tecnica e artistica…" con queste parole Giovanni Castell esplica perfettamente il suo pensiero e l'indirizzo della sua ricerca, che travalica la "semplice" fotografia, avvalendosi della rielaborazione e della pittura digitale, unendo processi pittorici e fotografici, materiali arcaici e contemporanei, dando così forma ad un'arte del presente, che non dimentica il passato e si auspica un domani differente. Il colore assume, insieme alla materia, le vesti di interprete della scena, apparendo e mostrandosi agli occhi del fruitore volutamente più come pittura, che come elemento fotografico. Un rimando ed un attestato di inevitabile ammirazione per Mark Rothko, reso palese dalla distribuzione del colore con "pennellate fotografiche" orizzontali, che Castell dispone sulla superficie, producendo affascinanti effetti di compenetrazione tra colore, spazio e materia. Linee, bande orizzontali, di colori differenti, che giocano e si compenetrano in innumerevoli varianti, non definite nel loro esistere, ma sfumando e suscitando un effetto fluttuante indefinito. L'estensione delle aree tonali si ampliano provocando la sensazione di avanzamento e poi di arretramento. La figura umana si è assentata, ha abbandonato il palcoscenico, lasciando campo al colore (Color field) e alla luminescenza, che si articolano assumendo l'aspetto di eteree teofanie in cui il silenzio e la meditazione diventa determinante. Un’ulteriore opera nella quale il silenzio, il raccoglimento e la spiritualità sono altrettanto sostanziali, è quella di Giorgio Morandi, che con le sue nature morte, sembra avere fermato il tempo nel rapporto tra oggetto e soggetto. Bottiglie, tazze, vasi, caraffe, vengono introdotte anche da Castell, tra le trame dei suoi campi colorati, che per mezzo della resina, appaiono come immagini sfuocate, non nitide, come accade per i ricordi lontani, ormai privati della nitidezza. Memorie remote, personificate da oggetti senza età, ma che assumono il valore inestimabile di quello che, Thomas Eliot e poi Eugenio Montale, hanno identificato come: correlativo oggettivo, ossia degli eventi, delle situazioni, o come in questo caso, degli oggetti, che hanno la finalità di rimandare ed evocare "un'emozione precisa e particolare". Se Nietzsche sostiene che …Niente è arte a meno che si sfidi la spiegazione razionale e a meno che il suo significato ci sfugga in qualche modo…, possiamo senza alcun’esitazione affermare che l'espressione creativa di Giovanni Castell, si muove proprio in tale direzione, in quanto egli con la sua arte cerca di riprodurre e quindi di rendere visibile lo stato di incertezza che si sperimenta mentre si sogna. Alberto Mattia Martini