Martino Gamper - Design is a state of mind - Pubblicato da ale inside

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Il designer Martino Gamper (Merano, 1971) presenta “Design is a state of mind”, con cui tornerà a Museion nel 2015 in veste di curatore. La mostra nasce in cooperazione con la Serpentine Gallery di Londra e con la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino. Muovendosi in un raggio che comprende classici del design, pezzi unici e lavori di design industriale, l’esposizione mette in luce la storia degli oggetti e del loro impatto sulla nostra vita, con un’ampia selezione di sistemi di scaffalatura dal 1930 ai giorni nostri.

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    a cura di Paola Fonticoli e Adina Guarnieri Con: Italo Bressan Roberto Casiraghi Luisa Elia Debora Fella Paola Fonticoli Nataly Maier Rolando Tessadri Un dono. Laura e Giuliana, figlie di Sergio Agosti, artista, mi regalano 7 cartelle di carte a mano, belle, forse troppo per me sola. Eredità di artista, materiale addormentato e sognante che riprende vita e parola. Un bel numero, il 7. E siamo in 7, insieme per affetto, amicizia, prossimità e stima. Una mostra anzi una scia di mostre in cammino fra legami, differenze e “NUANCES”. Queste le parole con cui Paola Fonticoli presenta il progetto di questa mostra che approda, nella sua seconda tappa, al Kunstforum Unterland di Egna. Protagonista la carta, nella personale interpretazione di ciascuno degli artisti invitati. Provengono da Milano, Trento, Monaco e Salorno, con svariati background tra pittura, scultura e arti grafiche. Ne nasce una mostra collettiva satura di sfumature, di “NUANCES” appunto, che si manifestano anche nell’uso di diverse tecniche: collage, acquarello, acrilico ed olio. Come dice Chiara Gatti nel testo del pieghevole che accompagna la mostra: “La carta dice molto, a volte dice tutto, della ricerca di un artista. È il luogo dove si manifesta – come sosteneva Leonardo – la più immediata riproduzione del pensiero. È lo spazio della sperimentazione, dell’intuizione, dell’invenzione. Giotto, raccontava Vasari: ‘disegnava alcuna cosa di naturale, ovvero che gli venisse in fantasia’. Davanti alla carta, gli artisti sono sempre sinceri e liberi dalla costrizione della completezza; testano ipotesi di forme, essudazioni del foglio, intermittenze di segni, proliferazioni di colore. È qui che si esprime l’epifania dell’idea. È la radioscopia dell’opera totale. La carta non mente, col rischio d’essere sfacciata. Troppo onesta per accettare filtri. Trasparente fino alla resa [...]”. Una mostra che si presenta limpida, nonostante la densità di una carta corposa, capace di farsi materia docile e supporto dei diversi linguaggi decantati da ciascun artista.
  • L'evento si tiene dal 11 Ott 2025 al 01 Mar 2026
    Museion presenta una retrospettiva dedicata all’opera della celebre artista francese Nicola L. (Marocco, 1932 - Stati Uniti, 2018). La mostra rappresenta un’occasione unica per esplorare la pratica multidisciplinare dell’artista, che si manifesta in una sorprendente varietà di linguaggi: dalla scultura al collage, dalla pittura al disegno, fino alla performance e al film. Nicola L. – I Am The Last Woman Object è la prima mostra museale dell’artista in Italia e la più ampia mai realizzata fino ad oggi. Dalla metà degli anni sessanta, Nicola L. ha sviluppato un’opera tanto giocosa quanto radicale, permeata da ideali di uguaglianza, collettività, e da uno spirito sovversivo. La sua pratica – spesso associata alla Pop Art, al Nouveau Réalisme, al femminismo e al design – intreccia anche temi quali la cosmologia, la spiritualità, la sessualità, l’ambientalismo e la resistenza politica. Nicola L. dedica gran parte della sua vita – trascorsa tra Parigi, Bruxelles, Ibiza e New York – a un “ammorbidimento” degli spazi domestici e urbani, spinta dal desiderio di connettersi con altre persone e con ambienti in continuo cambiamento. Le sue sculture antropomorfe di grandi dimensioni, progettate come mobili funzionali, sono gli esempi più noti della sua riflessione umoristica e acuta sui ruoli di genere tradizionali e sui rapporti di potere quotidiani all’interno della sfera domestica. Confondendo i confini tra arte e vita, l’artista ha illuminato gli ambienti con lampade a forma di occhi e labbra e ha creato una vasta serie di “chaise longue” in forme morbide e flessibili, rappresentanti figure umane giganti, piedi e mani. Opere celebri come Little TV Woman: “I Am the Last Woman Object” (1969) o le Femmes Commodes (1969–2014) – armadi in legno dipinto a forma di silhouette femminili stilizzate, le cui parti del corpo si aprono come cassetti – offrono una critica audace all’oggettificazione della donna. Il suo leitmotiv di penetrare i confini imposti dalla società si manifesta con particolare evidenza nelle tele di grande formato, con teste, maniche o gambe di pantaloni. Conosciuti come “pénétrables”, questi lavori consentono alle persone di calarsi fisicamente e simbolicamente in altri corpi e ruoli – come quello del sole, della luna o del cielo – ed esprimono la visione olistica e non egocentrica del mondo, tipica di Nicola L. Questo concetto è stato ampliato in una serie di altre opere interattive in cui più partecipanti indossavano impermeabili, mantelli, tappeti e ambientazioni fittizie. L’esempio più significativo è la sua emblematica Fur Room (1970/2020), una ricostruzione della quale sarà accessibile in mostra. Una selezione di questi straordinari lavori è esposta in mostra insieme a documentazione d’archivio delle sue performance, che illustrano l’intento dell’artista di creare nuovi spazi di solidarietà per l’azione collettiva. Molte di queste opere partecipative, immersive e performative – come il fondamentale Red Coat (1969) – nascono dall’idea utopica dell’artista di generare un corpo collettivo, una “stessa pelle per tutte e tutti” – indipendentemente dalla classe sociale, dall’etnia, dal genere o da altri fattori troppo spesso alla base dell’esclusione sociale. La mostra mette inoltre in risalto la diversità della pratica artistica dell’artista, che spazia dai disegni ai romanzi grafici, dai collage ai film sperimentali. Alcune delle sue opere sono dedicate a figure influenti, tra cui l’attivista per i diritti civili Abbie Hoffman e altre voci fuori dal coro, come si nota nella serie Femmes Fatales (2006), collage su lenzuola che commemorano nove celebri donne la cui vita è stata tragicamente interrotta, tra cui Frida Kahlo, Marilyn Monroe e Billie Holiday. La retrospettiva riunisce oltre ottanta opere realizzate nell’arco di cinque decenni, all’interno di uno spazio espositivo progettato dallo Studio Manuel Raeder. Seguendo l’approccio giocoso e spaziale di Nicola L., la scenografia offre uno sguardo vivace sui luoghi dei suoi interventi: dalla dimensione domestica ai contesti urbani internazionali. Come parte della nuova linea di ricerca di Museion intitolata THE SOFTEST HARD, la mostra esplora l’arte come pratica urbana e sociale di resistenza non violenta. In un presente segnato da guerre, violenze diffuse e democrazie minacciate, la forza urgente delle forme di protesta morbide di Nicola L. si rivela nella sua opposizione radicale, lontana da una visione egocentrica del mondo, e nel suo ottimismo contagioso, sempre orientato alla ricerca di amore e connessione. Pubblicazione: La mostra è accompagnata da una monografia illustrata che raccoglie nuovi saggi critici e testi dedicati ai principali nuclei dell’opera dell’artista, pubblicata da Lenz Press, Milano, in collaborazione con le quattro istituzioni partner. Nicola L. Nata da genitori francesi a El Jadida, in Marocco, nel 1932, Nicola L. ha studiato presso l’École des Beaux-Arts e ha vissuto principalmente tra Parigi, Bruxelles, Ibiza e New York, fino alla sua morte a Los Angeles nel 2018. Negli ultimi anni, il suo lavoro è stato riscoperto attraverso una mostra personale al SculptureCenter di New York (2017) e incluso in importanti mostre collettive come Elles, Centre Pompidou, Parigi (2009); Liverpool Biennial (2014); The World Goes Pop, Tate Modern, Londra (2015); Made in L.A. 2020: A Version, Hammer Museum, Los Angeles; She-Bam Pow Pop Wizz! The Amazons of Pop, MAMAC, Nizza (2021); Future Bodies From a Recent Past – Sculpture, Technology, and the Body since the 1950s, Museum Brandhorst, Monaco di Baviera (2022); e HOPE (2023) a Museion. Le sue opere fanno parte di numerose collezioni pubbliche, tra cui Centre Pompidou, Parigi; Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum, New York; Design Museum Brussels; Frac Bretagne, Rennes; Gallery of Modern Art, Glasgow; MHKA, Anversa; MAMCO, Ginevra; e Museion, tra le altre istituzioni.

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