Il Mart dedica una grande mostra a uno tra i maggiori protagonisti della fotografia italiana, Gianni Berengo Gardin (1930-2025) indagando uno degli aspetti centrali della sua poetica: la vocazione architettonica e l'incessante e appassionato lavoro di documentazione svolto nei cantieri dei grandi progetti realizzati dai suoi amici architetti, primo fra tutti Renzo Piano.
Il titolo rimanda alle parole di Stefano Boeri, che definì le fotografie di Berengo: "classiche perché si sottraggono alle mode. Hanno la grazia di qualcosa che sembra esserci sempre stato. Sono, semplicemente, mondi da abitare".
Il progetto insiste sullo sguardo da "urbanista" con cui Berengo Gardin ha osservato il mondo, cogliendo la disposizione geometrica dei luoghi, i volumi dei paesaggi, i giochi di pieni di vuoti che costituiscono gli spazi del vivere quotidiano, l’osmosi tra paesaggio esterno e intimo. Da un lato le costruzioni volumetriche del paesaggio e delle strutture che lo costituiscono; dall’altro il "fattore umano", le persone che quello stesso ambiente abitano, conoscono, percorrono. I mondi da abitare, sono quindi visioni urbanistiche precise, e insieme poetiche e sognanti, degli spazi costruiti, che accolgono e, nel contempo, vengono vissuti.
In mostra piazze, case, strade, portici dialogano con i cantieri, tra distruzione e ricostruzione. Le fotografie dedicate al lavoro, coi i suoi gesti, il movimento, la presenza umana, si contrappongono a quelle più astratte che catturano muri, soglie, luoghi; riflessi, moltiplicazioni e compenetrazioni. Nella differenza di soggetto, emerge la coerenza stilistica, l’interpretazione originale e riconoscibile che caratterizza l’estetica raffinata di Berengo Gardin.
Il percorso espositivo si articola in nove sezioni e 120 immagini provenienti dall’Archivio di famiglia, che ripercorrono la produzione dell’autore dagli anni Cinquanta al 2013. La mostra si apre con una sezione dedicata a Venezia, città nella quale Berengo Gardin cresce, si forma, comincia a misurarsi con la fotografia, per chiudersi nello stesso luogo, con il suo celebre reportage sulle grandi navi.
A testimoniare la profonda amicizia che ha segnato l’intera carriera di Gianni Berengo Gardin e Renzo Piano, in mostra è presente un video inedito dello stesso Piano che ricorda il rapporto, personale e professionale, con il fotografo. Al centro del percorso espositivo le parole di Piano si alterneranno alla proiezione del film biografico di Daniele Cini Il ragazzo con la Leica (2021).
Completano questi speciali approfondimenti alcune gigantografie dell’autore nel suo studio milanese e due fotografie che raffigurano la piazza e il foyer del Mart. Riscoperti nel suo archivio grazie alle ricerche della figlia Susanna, queste immagini inedite non sono legate a una committenza ufficiale, ma realizzate per passione personale durante una vacanza. Berengo Gardin era infatti solito trascorrere dei lunghi soggiorni estivi nelle valli dolomitiche insieme alla moglie Caterina Stiffoni.
Il catalogo
La mostra è completata dall’omonimo catalogo edito da Contrasto. Un progetto che esplora la triangolazione tra composizione dell’immagine, interesse per l’architettura e indagine degli spazi di vita, con l’intento di suggerire, in modo fluido e osmotico, punti di vista e sentieri paralleli per far emergere i diversi Mondi da abitare.
Credits
A cura di Micol Forti, Gabriele Lorenzoni, Alessandra Mauro