Mostra temporanea “Scava scava – Kosmos Boden” - Pubblicato da

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  • Naturmuseum Südtirol, Bindergasse 1, Bolzano, BZ
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Informazioni evento

Ci camminiamo sopra, lo abbiamo sotto i nostri piedi tutti i giorni; ma ci siamo mai fermati a pensare cosa si nasconde sotto quello strato di terra? Circa un quarto delle specie che popolano il pianeta vive nel suolo e di queste solo un decimo è stata descritta. La mostra fa luce su un ambiente, il suolo, indispensabile ma sconosciuto. Terrari con insetti vivi e dettagliati modelli tridimensionali ci faranno apprezzare gli adattamenti degli animali all’ambiente ipogeo, mentre filmati e postazioni interattive ci aiuteranno a capirne le abitudini di vita. Un viaggio negli ambienti del sottosuolo, dalle grotte alle tane, dai funghi dei nostri boschi agli insetti dei suoli tropicali per arrivare infine al grande formicaio dove si possono spiare da molto vicino le formiche nel loro frenetico lavoro.
Orario d’apertura: aperto tutti i giorni, eccetto lunedì, ore 10.00 – 18.00.
Informazioni e prenotazioni: mar-ven 09.00 - 18.00

Contatti :

  • Indirizzo : Naturmuseum Südtirol, Bindergasse 1, Bolzano, BZ

Date e orari evento :

L'evento si tiene dal 30 Ott 2012 al 16 Giu 2013

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  • L'evento si tiene dal 10 Mag 2026 al 29 Mag 2026
    A cura di Joost Pantelmann e Andreas Wieser In collaborazione con unibz Imprinted by Light – Techniques of Cameraless Photography è dedicata alla fotografia astratta e sperimentale realizzata senza l’ausilio della fotocamera in senso classico. Oltre a un progetto didattico della Libera Università di Bolzano, che presenta molteplici esperimenti fotografici analogici e digitali, l’esposizione offre una panoramica delle tecniche fotografiche cameraless. La mostra, curata da Joost Pantelmann e Andreas Wieser, espone i risultati del seminario This Is Not a Photograph!, tenutosi nel semestre invernale 24/25 sotto la guida dell’allora professore a contratto Thomas Mayfried. Al centro della ricerca vi era l’indagine su come le immagini fotografiche generino significato. A tal proposito, Mayfried riflette: “Concentriamoci sulla lettura delle immagini. Le immagini chiare e concrete non fanno più presa, quindi proviamoci con immagini vaghe, confuse – astratte. Immaginiamo ora di produrre una fotografia senza macchina fotografica, un fotogramma, ‘l’assoluta peculiarità della fotografia’ (László Moholy-Nagy, 1927). In quanto produttori di immagini dotati di strumenti semiotici, siamo interessati – oggi più che mai – alla possibilità sperimentale di giocare con le convenzioni della rappresentazione e di mettere così in discussione la costruzione del significato.” Il cuore della mostra è il risultato del progetto: una pubblicazione che raccoglie interpretazioni astratte di eventi significativi del XX secolo. Poiché le immagini, prese singolarmente, suscitano spesso associazioni ambivalenti, esse sono accompagnate da testi precisi che guidano il processo percettivo. Essendo la maggior parte dei partecipanti nata nel XXI secolo, la loro selezione offre uno sguardo affascinante sulle prospettive storiche di una nuova generazione. Inoltre, l’esposizione offre una panoramica tecnica su fotogrammi, cianotipie e scannogrammi, illustrati attraverso stampe originali e ingrandimenti. Presso una stazione interattiva, i visitatori sono invitati a sperimentare in prima persona la tecnica dello scannogramma. Con opere di: Argentina Carrino, Matteo Dal Pra, Marianna Franceschi, Adisa Habibovic, Nikolaos Mavropoulos, Joost Pantelmann, Sonja Sieder, Teti Vismara, Andreas Wieser.
  • L'evento si tiene dal 25 Apr 2026 al 08 Nov 2026
    Museion ha il piacere di presentare la prima mostra personale istituzionale in Italia di Evelyn Taocheng Wang (n. 1981, Chengdu). Attraverso una pratica artistica che spazia fra diversi media – tra cui pittura, scrittura, installazione, performance e moda – l’artista, che vive e lavora a Rotterdam, ha sviluppato un linguaggio visivo unico, intriso di poesia, umorismo sottile e profondità critica. Intrecciando tradizioni provenienti dalla storia dell’arte, frammenti di memoria personale e forme artistiche di autofiction, Wang mette in discussione l’idea di autenticità e indaga i modi in cui la cultura viene rappresentata, performata e incarnata. Il repertorio pittorico di Wang attinge a quella che l’artista spiritosamente descrive come la sua “makeup palette di storia dell’arte”, che mescola riferimenti alla sua formazione iniziale in pittura a inchiostro e calligrafia cinesi con le scuole delle arti e delle letterature occidentali, che l’artista ha incontrato dopo essersi trasferita in Europa. Nei suoi lavori affronta temi quali la migrazione, l’assimilazione culturale, l’espressione di genere e l’appartenenza di classe, e li filtra attraverso la sua esperienza di vita, soffermandosi spesso sulla complessità della percezione di sé in rapporto alle narrative imposte dall’esterno. L’attenzione dell’artista per la natura fluida dell’identità e dell’ibridazione culturale trova particolare risonanza in Alto Adige, dove convergono lingue e tradizioni diverse. Per la mostra, Wang ha ideato una scenografia con numerosi nuovi dipinti su media diversi, ispirati a partire dalle sue opere precedenti e dalle impressioni di Bolzano raccolte durante una serie di visite alla città. Una delle sue fonti di ispirazione è stata Piazza delle Erbe, con le sue coloratissime esposizioni di frutta e verdura biologica fresca, che richiamano dei paesaggi in miniatura. Queste composizioni di diversi colori, consistenze e forme – caratteristica che l’artista ha ritrovato negli affreschi medievali di Castel Roncolo e nella Chiesa dei domenicani – trovano un’eco nella sua personale narrazione artistica. Infondendo nei suoi lavori rimandi alle specificità visive di Bolzano e alla sua percezione della cultura italiana, Wang si inserisce nel panorama con umorismo, sensibilità e sfumature poetiche. La capacità di mutare forma, di reimmaginarsi in paesaggi culturali e visivi differenti o nei panni di diverse figure storiche o fittizie, è sempre stata centrale nella pratica artistica di Wang. Questo è particolarmente chiaro nei cinque nuclei principali di opere su cui l’artista ha lavorato per questa mostra. Oltre all’introduzione di riferimenti site-specific nelle sue note imitazioni delle celebri tele a griglia di Agnes Martin, l’artista integra motivi regionali in pitture su seta e capi di abbigliamento del proprio guardaroba. Anche la fiaba dei fratelli Grimm “Il principe ranocchio” continua a essere una fonte di ispirazione per Wang: questa volta inserisce il personaggio ricorrente della Principessa Ranocchio in un paesaggio urbano che ricorda un dipinto di August Macke. Inoltre, amplia la sua serie di quadri basati sul motivo della finestra. Integrando questi dipinti in un’installazione architettonica che mette in equilibrio prospettive interne ed esterne, Wang trasforma il secondo piano del museo in uno “sweet landscape”. L’espressione apparentemente innocente suscitata da un paesaggio gradevole, come suggerisce il titolo della mostra, fornisce lo sfondo su cui gradualmente l’artista sviluppa una sua riflessione più profonda sull’idea di luogo. I suoi lavori sono ricchi di metafore e giochi linguistici e invitano spettatori e spettatrici a un’attenta esperienza di lettura, nella quale i diversi livelli di significato si svelano lentamente. Il titolo rispecchia anche l’indagine svolta dall’artista sui punti di intersezione e divergenza tra le idee occidentali e orientali di pittura paesaggistica. La tradizione letteraria cinese dello “scrivere il paesaggio”, utilizzando pennello calligrafico e inchiostro, è profondamente collegata ai principi taoisti di equilibrio e armonia. Piuttosto che mirare all’imitazione della natura, questa pratica affonda le radici in un approccio caratterizzato da autoriflessione, guarigione e forme di allontanamento dalle strutture del potere politico. A livello filosofico ed estetico, la mostra di Wang invita a compiere una riflessione sul rapporto tra primo piano e sfondo, tra visibile e invisibile, e a percepire i rimandi tra mondo esterno e stati interiori, tra paesaggi esterni e interni. È con questo spirito che l’artista spiega: “Penso alla mia mostra come a un grembo materno immaginario: uno spazio del divenire che mi permette di reagire alla storia di questo luogo”.
  • L'evento si tiene dal 20 Feb 2026 al 31 Gen 2027
    A cura del Gruppo Museion Passage in collaborazione con l’artista Eduard Habicher Museion Passage inaugura il suo programma 2026 con Eduard Habicher. Memory in Motion (20 febbraio 2026 – 31 gennaio 2027), un percorso espositivo che trasforma il museo in uno spazio dove le sculture dialogano con l’architettura e lo spazio circostante. Eduard Habicher è una figura di riferimento della scultura contemporanea altoatesina, con una presenza consolidata a livello internazionale. È noto soprattutto per le sue opere di grande formato in spazi pubblici, caratterizzate da una forte presenza nello spazio e da un dialogo sensibile con l’ambiente circostante. Le sue opere sono permanentemente esposte in numerose sedi, tra cui le Terme di Merano, la Fundación Pablo Atchugarry in Uruguay, e in diversi luoghi di Berlino, Italia e Austria. Per Museion Passage, Habicher ha realizzato quattro sculture monumentali: Hommage, Passage, Geöffnet–aperto e Pro-tetto. Le opere sono composte da profili industriali e acciaio inox, materiali tradizionalmente associati a razionalità, stabilità e funzionalità. Grazie a una lavorazione precisa, i materiali vengono piegati, aperti e riequilibrati, dando vita a linee scultoree che trasmettono una sorprendente leggerezza nonostante la loro massa. Elemento centrale del lavoro di Habicher è l’uso distintivo del rosso. Questa “linea rossa” attraversa anche le sculture di Passage, estendendosi nello spazio, definendolo e collegando visivamente le singole opere. Collocate direttamente nello spazio, senza piedistalli, le sculture dialogano con i visitatori, integrandosi nell’ambiente e nel percorso quotidiano che lo attraversa. Movimento, apertura ed esperienza dello spazio sono al centro di Memory in Motion. Museion Passage, aperto e liberamente accessibile, invita a un incontro con l’arte senza barriere: visitatori e visitatrici possono muoversi tra le sculture o soffermarsi ad ammirarle con attenzione. Con questa mostra, Museion inaugura anche la prima iniziativa della campagna regionale Museiopolis. Ispirata all’idea della polis come spazio urbano condiviso, Museiopolis si propone come invito a integrare arte e cultura nella vita quotidiana della città e della regione: aperta, accessibile e in dialogo continuo con la società. Eduard Habicher Nato a Malles (Val Venosta) nel 1956, Eduard Habicher si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Vive e lavora a Riffiano (BZ). Habicher ha realizzato mostre personali in numerosi musei e gallerie italiane, tra cui la Galleria Civica di Trento (1993), la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Arezzo (1993), il Museo della Scultura Contemporanea di Matera (2006), e la Galleria d’Arte Moderna G. Carandente a Palazzo Collicola di Spoleto (2024). Nel 2025 ha avuto una mostra personale nella prestigiosa collezione privata Dolezal, nell’ambito di viennacontemporary. Le sue sculture monumentali sono esposte permanentemente sia in spazi pubblici sia in istituzioni private, come le Terme di Merano e la Fundación Pablo Atchugarry in Uruguay. Altre installazioni si trovano a Berlino, lungo le rive della Sprea, nel cortile di Wallstrasse 16, e al Campus del Centro Europeo per le Energie Alternative (EUREF); in Italia, al Museo della Cultura e Storia Provinciale dell’Alto Adige a Castello di Tirolo, in Piazza Vittoria a Spoleto, nel Museo Diffuso all’aperto di Albisola e a Laives; in Austria, a Feldbach, in Gleichenbergerstrasse, e al centro culturale Kugelmühle. Nel 2017 ha realizzato un’opera di grande formato nella Cattedrale di Bolzano in memoria dell’antifascista J. Mayr-Nusser. Nel 2016 Habicher ha ricevuto il primo premio per la scultura Misurare lo spazio al Palazzo Ducale di Gubbio, e nel 2018 ha vinto il concorso per la realizzazione di una scultura in Piazza Castello all’interno del Palazzo Ducale di Mantova. Nel 2023 è stato eletto Accademico Nazionale dell’Accademia di San Luca a Roma.

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