Konzert: Bejarano & Microphone Mafia - Pubblicato da ale inside

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LA FISARMONICISTA DI AUSCHWITZ A BOLZANO
La straordinaria testimonianza dell'unica sopravvissuta dell'orchestra femminile del campo di concentramento, diretta dalla nipote di Gustav Mahler, Alma Rosé.
Esther Bejarano, tedesca di Amburgo, suonava la fisarmonica. Oggi è celebrata in tutta Europa: croce al merito della Bundesrepublik Deutschland, Ossietzky Medaille e il premio internazionale Blue Planet Award. Ha scritto la sua storia nel libro "La ragazza con la fisarmonica" (versione tedesca "Erinnerungen") e l'anno scorso è uscito il film dal titolo "Mut zum Leben". Ha fondato e diretto in Germania il Comitato Auschwitz e dieci anni fa ha messo in piedi, insieme al figlio e ad altri due musicisti, una rap band (Microphome Mafia) per raccontare la sua vicenda e cantare i canti della pace e della resistenza.

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  • Nel settembre 1872 Carl Ferdinand Pohl, il bibliotecario della Società viennese degli amici della musica, sottopone all’attenzione del suo direttore artistico Johannes Brahms sei “Feldparthien”: sono sei divertimenti per strumenti a fiato attribuiti a Haydn. Nell’estate 1873 Brahms scrive variazioni su un corale composto dai sei divertimenti, “allenandosi” così nella progressiva trasformazione ed evoluzione degli elementi costitutivi e dei motivi della sua musica nonché nell’arrangiamento orchestrale che più avanti caratterizzerà la sua opera sinfonica. Con il suo unico concerto per violino ultimato, nel 1806 Beethoven fa evolvere ulteriormente un genere che sino ad allora andava dal concerto dei maestri barocchi italiani fino a Mozart. L’opera a impianto sinfonico con un primo movimento lunghissimo sembra avvicinarsi più ai concerti per violino di Brahms, Tchaikovksy o Sibelius che non ai predecessori del XVIII secolo. Il 12 maggio 1926 viene eseguita per la prima volta la Prima sinfonia di Shostakovich – suo lavoro di diploma al Conservatorio di Leningrado – che verrà poi fatta conoscere a livello internazionale da Bruno Walter e Arturo Toscanini. Shostakovich si rivela da subito un mattacchione: nella partitura del diciannovenne, influenze di Stravinsky, Prokofiev, Mahler e Hindemith si fondono in un linguaggio tonale originale e puntiglioso, con acrobazie dettate dall’ironia e comicità che all’epoca si potevano ammirare al circo o nei film muti, ma non ancora nelle sale da concerto.
  • Lou Marini: sax Alessandro Chiappetta: guitar Gianluca Di Ienno: organ Enro Zirilli: drums Con una carriera leggendaria, continua ancora oggi a lasciare il segno sui palchi di tutto il mondo con la Blues Brothers Band e il James Taylor Quartet. Continua a suonare, scrivere, arrangiare e collaborare con artisti di primo piano, mescolando jazz, blues, rock e soul con un’energia senza tempo. Il suo progetto "Lou Marini & The Italian Groovers” lo vede protagonista di un nuovo viaggio musicale tra classici del blues e composizioni originali. Art Directors: Michael Lösch & Helga Plankensteiner Il concerto comincia alle ore 21:30 al Laurin Bar. Supplemento di 12 Euro sulla prima consumazione a partire dalle 21:00. Info e prenotazione tavolo: Laurin Bar, T 0471 311 570
  • Suite per vibrafono, percussioni, oggetti sonori Pasquale Mirra: vibraphone & effects Considerato tra i vibrafonisti più interessanti della scena italiana ed internazionale ha collaborato con grandi improvvisatori della scena mondiale, tra i quali: Mulatu Astatkè, Michel Portal, Shabaka Hutchings, Rob Mazurek, Moor Mother, Trilok Gurtu, William Parker, Gerald Cleaver, Damon Locks, Fred Frith, Nicole Mitchell, Hank Roberts, Ernst Rijseger, Chad Taylor, Ballakè Sissoko, Jeff Parker, Tomeka Reid, Jamie Branch, Jamie Saft, Tristan Honsinger, Butch Morris, James Brandon Lewis e molti altri. Pasquale presenta così il suo progetto: “Come nel cubismo assistiamo alla frammentazione degli oggetti e delle forme in geometrie multiple, le quali creano una sorta di ‘molteplicità’ visiva, così nella performance ‘Moderatamente Solo’ dal titolo ‘Suite dalla forma bidimensionale’ ritroviamo una serie di composizioni che lo spettatore può ascoltare, ma anche immaginare, percependole da diverse angolazioni sonore. Il mio intento è di suonare composizioni e canzoni ‘scomposte’ e di giocare, così come farebbe un’artista del periodo cubista, con la geometria, la scomposizione, e la rappresentazione simultanea al fine di creare una serie visiva che sfida la percezione tradizionale della forma e dello spazio.”

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