Jesper Bodilsen (DK/I): Scenografie - Pubblicato da ale inside

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Informazioni evento

Jesper Bodilsen: double bass
Per Gade: guitar
Nico Gori: clarinet
Paolo Russo: bandoneon
Un concept project per il contrabbassista danese Jesper Bodilsen (già conosciuto nel trio di Stefano Bollani) che dedica questo suo ultimo lavoro alle “Scenografie” come immagini filmiche: una storia, una vera e propria colonna sonora. Bodilsen che con questo album si conferma non soltanto uno dei migliori contrabbassisti europei, ma anche un eccezionale compositore, firma un progetto in cui la musica è filmica, dolce, romantica, melodica ed evocativa.

“La melodia è l'aspetto più importante quando vuoi raccontare una storia in musica.
La melodia ideale è come il canto delle sirene: ti arriva dentro e ti cattura sensazioni, sentimenti ed immagini. Ti porta in luoghi lontani e ti fa ritrovare memorie dimenticate sconfinando fino alla perdita della realtà.” (Jesper Bodilsen)

“Se l'Italia è terra di poeti e naviganti, la Scandinavia è sicuramente terra di contrabbassisti. Ci siamo via via innamorati di Niels Pedersen, di Palle Danielsson, di Lars Danielsson. Siamo rimasti affascinati da Arild Andersen. Poi è arrivato Jesper Bodilsen e con lui una quantità di doni meravigliosi a cui non eravamo più abituati. La delicatezza, la dolcezza, il garbo, la melodia. IL CANTO.” (Enrico Rava)
 

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  • Nel settembre 1872 Carl Ferdinand Pohl, il bibliotecario della Società viennese degli amici della musica, sottopone all’attenzione del suo direttore artistico Johannes Brahms sei “Feldparthien”: sono sei divertimenti per strumenti a fiato attribuiti a Haydn. Nell’estate 1873 Brahms scrive variazioni su un corale composto dai sei divertimenti, “allenandosi” così nella progressiva trasformazione ed evoluzione degli elementi costitutivi e dei motivi della sua musica nonché nell’arrangiamento orchestrale che più avanti caratterizzerà la sua opera sinfonica. Con il suo unico concerto per violino ultimato, nel 1806 Beethoven fa evolvere ulteriormente un genere che sino ad allora andava dal concerto dei maestri barocchi italiani fino a Mozart. L’opera a impianto sinfonico con un primo movimento lunghissimo sembra avvicinarsi più ai concerti per violino di Brahms, Tchaikovksy o Sibelius che non ai predecessori del XVIII secolo. Il 12 maggio 1926 viene eseguita per la prima volta la Prima sinfonia di Shostakovich – suo lavoro di diploma al Conservatorio di Leningrado – che verrà poi fatta conoscere a livello internazionale da Bruno Walter e Arturo Toscanini. Shostakovich si rivela da subito un mattacchione: nella partitura del diciannovenne, influenze di Stravinsky, Prokofiev, Mahler e Hindemith si fondono in un linguaggio tonale originale e puntiglioso, con acrobazie dettate dall’ironia e comicità che all’epoca si potevano ammirare al circo o nei film muti, ma non ancora nelle sale da concerto.
  • Suite per vibrafono, percussioni, oggetti sonori Pasquale Mirra: vibraphone & effects Considerato tra i vibrafonisti più interessanti della scena italiana ed internazionale ha collaborato con grandi improvvisatori della scena mondiale, tra i quali: Mulatu Astatkè, Michel Portal, Shabaka Hutchings, Rob Mazurek, Moor Mother, Trilok Gurtu, William Parker, Gerald Cleaver, Damon Locks, Fred Frith, Nicole Mitchell, Hank Roberts, Ernst Rijseger, Chad Taylor, Ballakè Sissoko, Jeff Parker, Tomeka Reid, Jamie Branch, Jamie Saft, Tristan Honsinger, Butch Morris, James Brandon Lewis e molti altri. Pasquale presenta così il suo progetto: “Come nel cubismo assistiamo alla frammentazione degli oggetti e delle forme in geometrie multiple, le quali creano una sorta di ‘molteplicità’ visiva, così nella performance ‘Moderatamente Solo’ dal titolo ‘Suite dalla forma bidimensionale’ ritroviamo una serie di composizioni che lo spettatore può ascoltare, ma anche immaginare, percependole da diverse angolazioni sonore. Il mio intento è di suonare composizioni e canzoni ‘scomposte’ e di giocare, così come farebbe un’artista del periodo cubista, con la geometria, la scomposizione, e la rappresentazione simultanea al fine di creare una serie visiva che sfida la percezione tradizionale della forma e dello spazio.”
  • Franz Liszt Sonata in si minore S. 178 Frédéric Chopin Notturno op. 27 n. 2 Notturno op. 55 n. 1 Notturno op. 9 n. 3 Sonata n. 2 in si bemolle minore op. 35 In collaborazione con Filarmonica di Rovereto

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