Transart - Movie Monday - Pubblicato da ale inside

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Informazioni evento

National Gallery
Francia, 2014
Frederick Wiseman | regia
Inglese con sottotitoli in italiano
Wiseman entra alla National Gallery di Londra e quel che ne esce supera di gran lunga la conoscenza dell'avventore più appassionato e frequente. Accade sempre così quando il maestro indiscusso di questo genere di documentario sceglie un soggetto. Perché Frederick Wiseman non si accosta alle cose, le penetra, ne osserva i bordi, la profondità, i doppi strati, ribaltando le prospettive per interrogarle tutte, nessuna esclusa. Con obiettività, con metodo, con la volontà di imparare tutto ciò che si può imparare, proprio lui che, a più di ottant'anni, ha così tanto da insegnare.
Con National Gallery , però, accade qualcosa di più: in un certo senso, il regista esce allo scoperto. Non è un mistero che il suo lungo fotografare la realtà, tenersi fuori scena, trasformare il documento da concreto ad astratto con la sola forza del punto di vista, sia da sempre un modo di parlare anche del dispositivo che lo rende possibile, ovvero del cinema (basta pensare che ci sono più dialoghi da antologia in quelli rubati dal suo microfono che nella maggior parte delle sceneggiature più incensate). Eppure, questa volta è davvero possibile seguire tutto il film, nella sua consueta durata-fiume che mai stanca e mai esonda, sostituendo all'oggetto dell'indagine il cinema nei suoi tanti aspetti. Il dipinto per l'inquadratura, il museo per l'industria, l'arte per l'arte. Ecco allora che le riunioni di marketing che si tengono alla vigilia del consiglio d'amministrazione della galleria assomigliano a quelle di una casa di distribuzione alla vigilia della promozione del film, che il laboratorio con i ciechi sembra parlare di 3D, che le questioni di budget (soprattutto di tagli al budget...) sono le stesse, ed equivalenti sono i problemi posti dai necessari interventi di restauro e conservazione. Ed è solo l'inizio. Varcando la soglia della cornice per entrare nella narrazione interna al dipinto, si precisa ancora di più il paragone con il film, mezzo di intrattenimento ma anche espressione del suo autore, soggetto al potere del committente/produttore, inserito in un preciso contesto storico-artistico, analizzabile dal punto di vista del colore e della composizione oppure nel suo dialogo con le altre opere della stessa "sala" e con le altre arti.
Wiseman racconta il museo come fosse un testo, con tante storie al suo interno ma anche una copertina studiata per la vendita, una superficie da spolverare, un uso e un'interpretazione differenti a seconda del lettore di turno. Ma National Gallery è anche e soprattutto una critica della critica (cinematografica) che avrebbe ragione di diventare un testo imprescindibile per gli addetti ai lavori, oltre che uno spettacolo per gli occhi e una conversazione privata e politica con la storia dell'arte sull'atto stesso del guardare.

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