banner eventi annullati it

ABGESAGT! Mein Freund Aurelio - Pubblicato da martin_inside

0
×

Attenzione

Questo evento è terminato, rimani connesso per nuovi eventi

Informazioni evento

Uraufführung
von Barbara Plagg

Hans flieht aus seiner Heimat Südtirol nach München, weil er Angst vor der italienischen Polizei hat. Sein Freund Bernhard war als Mitglied des separatistischen Befreiungsschuss Südtirols verhaftet worden. Davon hat Hans nichts gewusst. In München trifft er auf einen jungen Italiener, Aurelio, der zu seinem besten Freund wird. Während in Südtirol Strommasten fliegen und Hans dort zum Fahnenflüchtling wird, weil er seinen Militärdienst nicht antritt, werden der Südtiroler und der Italiener zu Verbündeten im Ausland.

Drei Jahre später kehrt Aurelio nach Italien zurück und die Freunde schwören auf ein baldiges Wiedersehen. Doch Hans‘ Briefe an den Freund bleiben unbeantwortet, Aurelios Spur verliert sich in Mailand. Während Hans vergeblich versucht seinen Freund wiederzufinden, stößt er Jahre später in den politischen Relikten der Südtirolfrage auf Aurelios dunkles Geheimnis.

Die Geschichte von Hans und Bernhard beruht auf einer wahren Begebenheit. Aus der Perspektive der Gegenwart schaut Hans auf sein Leben in den Sechzigern. Stück für Stück erinnert er sich an seine Flucht, an Bernhards Tod und an seine Freundschaft zu Aurelio.

Es spielt: Peter Mitterrutzner
Regie: Ulrike Lasta
Bühnenbild: Klaus Gasperi
Licht: Jan Gasperi

Contatti :

Date e orari evento :

Venerdì 27 Nov 2020

Potrebbe interessarti anche :

  • Venerdì 19 Feb 2021
    di Francesco Niccolini liberamente ispirato al romanzo di Herman Melville regia Emanuele Gamba con Leo Gullotta e con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci ARCA AZZURRA PRODUZIONI Il silenzio inspiegabile di Bartleby - interpretato in questo rilettura teatrale da un intenso Leo Gullotta - ci turba e ci accompagna dal 1853, da quando Melville pubblicò il racconto Bartleby the Scrivener: a Story of Wall Street. Abituati all’idea di sviluppo senza limite con la quale siamo cresciuti, la figura di questo scrivano ci lascia spiazzati: in lui nessuna aspirazione alla grandezza, solo rinuncia. «Bartleby, per favore, vuoi essere un po’ ragionevole?» «Avrei preferenza a non essere un po’ ragionevole.» Un ufficio, a Wall Street o in qualunque altra parte del mondo. Uno studio di un avvocato in cui ogni giorno scorre identico, noioso e paziente, secondo le regole di un moto perpetuo beatamente burocratico, meccanico e insensato. In questo ufficio un giorno viene assunto un nuovo scrivano. Ed è come se in quel posto sempre uguale a se stesso da chissà quanto tempo, fosse entrato un vento inatteso, che manda all’aria il senso normale delle cose e della vita. Si chiama Bartleby e copia e compila diligentemente le carte che il suo padrone gli passa. Finché un po’ di sabbia finisce nell’ingranaggio e tutto si blocca. Senza una ragione. Senza un perché. Un giorno Bartleby decide di rispondere a qualsiasi richiesta, dalla più semplice alla più normale in ambito lavorativo, con una frase che è rimasta nella storia: «Avrei preferenza di no». Solo quattro parole, dette sottovoce, senza violenza e senza senso, ma tanto basta. Un gentile rifiuto che paralizza il lavoro e la logica, una sorta di inattesa turbolenza atmosferica che sconvolge tanto l’ufficio che la vita intima del datore di lavoro. Bartleby si spegne. Sta inerte alla scrivania, poi in piedi per ore a guardare verso la finestra; smette di uscire durante le pause, non beve, non mangia, arriverà a dormire di nascosto nell’ufficio. Il fatto è che Bartleby, semplicemente, ha deciso di negarsi. Perché?
  • Mercoledì 10 Mar 2021
    uno spettacolo di Mario Perrotta consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati con Mario Perrotta e Paola Roscioli TEATRO STABILE DI BOLZANO - LA PICCIONAIA CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE Dopo aver indagato la figura evanescente dei padri contemporanei, il secondo capitolo della trilogia In nome del padre, della madre, dei figli sposta la lente di ingrandimento sulla figura materna. Una figura che - nonostante l’evoluzione del ruolo materno degli ultimi decenni - ha mantenuto costante nel tempo una sorta di sacralità e onniscienza che la rende ingiudicabile, al di sopra del bene e del male. Ed è così compresa nel suo ruolo che rischia di diventare soffocante nei confronti dei figli e escludente nei confronti di quei pochi padri che vorrebbero interpretare a pieno titolo il proprio ruolo.