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Della madre - Pubblicato da martin_inside

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Informazioni evento

uno spettacolo di Mario Perrotta
consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati
con Mario Perrotta e Paola Roscioli

TEATRO STABILE DI BOLZANO - LA PICCIONAIA CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE

Dopo aver indagato la figura evanescente dei padri contemporanei, il secondo capitolo della trilogia In nome del padre, della madre, dei figli sposta la lente di ingrandimento sulla figura materna. Una figura che - nonostante l’evoluzione del ruolo materno degli ultimi decenni - ha mantenuto costante nel tempo una sorta di sacralità e onniscienza che la rende ingiudicabile, al di sopra del bene e del male. Ed è così compresa nel suo ruolo che rischia di diventare soffocante nei confronti dei figli e escludente nei confronti di quei pochi padri che vorrebbero interpretare a pieno titolo il proprio ruolo.

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Date e orari evento :

Giovedì 11 Mar 2021
  • Gio 11 Marzo, 202120:30

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    dal romanzo di Heinrich Böll adattamento Letizia Russo regia Franco Però scene Domenico Franchi luci Pasquale Mari con Elena Radonicich, Peppino Mazzotta e con Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana,Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos TEATRO STABILE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA, TEATRO STABILE DI NAPOLI - TEATRO NAZIONALE, TEATRO STABILE DI CATANIA L’irreprensibile segretaria Katharina Blum incontra a un ballo di carnevale Ludwig Götten, un piccolo criminale, sospetto terrorista. Trascorre la notte con lui e l’indomani, non del tutto consapevole della situazione, ne facilita la fuga. Katharina viene brutalmente interrogata dalla polizia con la quale collabora solo in parte. Nel frattempo la stampa scandalistica, attraverso lo spietato giornalista Werner Tötges, violando ripetutamente la privacy di Katharina e manipolando le informazioni raccolte, ne fa prima una complice del bandito e poi una vera e propria estremista. La vita della donna ne è sconvolta: riceve minacce e offese, i suoi conoscenti vengono emarginati, il suo onore viene definitivamente compromesso. Sopraffatta dalla disperazione, Katharina Blum compirà un atto estremo. Il tema è drammatico, ma la struttura costruita dal premio Nobel per la letteratura Heinrich Böll è lieve, piena di simpatia per il personaggio ed ironica. Lo scrittore, con straordinaria abilità, non fa che parodiare il linguaggio della stampa scandalistica, con i suoi luoghi comuni e le moralizzazioni spicciole. Böll scrisse il romanzo negli anni Settanta, ma la sua critica è perfetta per la deriva dell’attuale mondo della comunicazione. La forma del romanzo è quella del giallo: parte dal fatto già avvenuto e si snoda a ritroso per rendere appieno l’incubo mediatico che avvolge la protagonista, con le menzogne che ne distruggono le relazioni e la conducono al gesto irreparabile. Protagonisti dello spettacolo - dopo le loro felici esperienze cinematografiche e televisive - i bravissimi Peppino Mazzotta ed Elena Radonicich diretti da Franco Però.
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    di Francesco Niccolini liberamente ispirato al romanzo di Herman Melville regia Emanuele Gamba con Leo Gullotta e con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci ARCA AZZURRA PRODUZIONI Il silenzio inspiegabile di Bartleby - interpretato in questo rilettura teatrale da un intenso Leo Gullotta - ci turba e ci accompagna dal 1853, da quando Melville pubblicò il racconto Bartleby the Scrivener: a Story of Wall Street. Abituati all’idea di sviluppo senza limite con la quale siamo cresciuti, la figura di questo scrivano ci lascia spiazzati: in lui nessuna aspirazione alla grandezza, solo rinuncia. «Bartleby, per favore, vuoi essere un po’ ragionevole?» «Avrei preferenza a non essere un po’ ragionevole.» Un ufficio, a Wall Street o in qualunque altra parte del mondo. Uno studio di un avvocato in cui ogni giorno scorre identico, noioso e paziente, secondo le regole di un moto perpetuo beatamente burocratico, meccanico e insensato. In questo ufficio un giorno viene assunto un nuovo scrivano. Ed è come se in quel posto sempre uguale a se stesso da chissà quanto tempo, fosse entrato un vento inatteso, che manda all’aria il senso normale delle cose e della vita. Si chiama Bartleby e copia e compila diligentemente le carte che il suo padrone gli passa. Finché un po’ di sabbia finisce nell’ingranaggio e tutto si blocca. Senza una ragione. Senza un perché. Un giorno Bartleby decide di rispondere a qualsiasi richiesta, dalla più semplice alla più normale in ambito lavorativo, con una frase che è rimasta nella storia: «Avrei preferenza di no». Solo quattro parole, dette sottovoce, senza violenza e senza senso, ma tanto basta. Un gentile rifiuto che paralizza il lavoro e la logica, una sorta di inattesa turbolenza atmosferica che sconvolge tanto l’ufficio che la vita intima del datore di lavoro. Bartleby si spegne. Sta inerte alla scrivania, poi in piedi per ore a guardare verso la finestra; smette di uscire durante le pause, non beve, non mangia, arriverà a dormire di nascosto nell’ufficio. Il fatto è che Bartleby, semplicemente, ha deciso di negarsi. Perché?