generazioni banner inside

Der Hochegger - Pubblicato da valentina_inside

0
×

Attenzione

Questo evento è terminato, rimani connesso per nuovi eventi

Informazioni evento

Die Heimatbühne Mölten spielt noch bis zum 14.06 den „Hochegger“ von Marianne Perkmann Hofer. Mölten im 17. Jahrhundert. Der reiche Hochegger ist weit über die Dorfgrenzen als Tyrann bekannt. Er besitzt den größten Hof weit und breit und seine Geldkiste ist vollgefüllt mit Moneten, während sein Herz trocken dahinsiecht. Aber bald merkt er, dass das viele Geld ihn nicht vor jenem Unglück bewahren kann, welches sich für die nächsten Jahrzehnte dunkel über halb Europa legen wird. Die Auswirkungen des Dreißigjährigen Krieges sind bis auf den Möltener Tschögglberg zu spüren.

Contatti :

Date e orari evento :

Mercoledì 12 Giu 2019

Potrebbe interessarti anche :

  • Giovedì 12 Dic 2019
    di e con Paolo Rossi musiche eseguite dal vivo Emanuele Dell’Aquila Paolo Rossi, accompagnato in scena dalle musiche del sublime maestro Emanuele Dell’Aquila, ci racconta il suoteatro e la contemporaneità nel modo che da sempre lo contraddistingue: irriverente, rivoluzionario, pirotecnico, incontenibile. Uno spettacolo in cui Rossi ripercorre il meglio del suo repertorio, arricchito da aneddoti che riguardano la sua vita e il suo mestiere, coinvolgendo attivamente il pubblico in un excursus del suo teatro che si nutre di cabaret, Molière, Cecchelin, Jannacci, Gaber e Shakespeare. Una festa del teatro, un omaggio agli spettatori altoatesini per rivivere insieme battute e personaggi.
  • Martedì 25 Feb 2020
    di Carlo Goldoni regia Valerio Binasco con (in ordine alfabetico) Natalino Balasso, Fabrizio Contri, Michele Di Mauro, Lucio De Francesco, Denis Fasolo, Elena Gigliotti, Gianmaria Martini, Elisabetta Mazzullo, Ivan Zerbinati TEATRO STABILE DI TORINO - TEATRO NAZIONALE Natalino Balasso nei panni di un Arlecchino con un forte, sentito richiamo all’umanità vecchio stampo, di sapore paesano e umilmente arcaico. Così il regista Valerio Binasco rompe la tradizione presentando un Goldoni che alla commedia dell’arte preferisce la commedia all’italiana. Quella che «ha abitato il nostro mondo in bianco e nero», ricorda Binasco, «si è seduta ai tavoli di vecchie osterie, ha indossato gli ultimi cappelli, ha assistito al trionfo della modernità con comico sussiego, ci ha fatto ridere e piangere a teatro e al cinema con le "nuove maschere" dei grandi comici del Novecento e poi è svanita per sempre, nel nulla del nuovo secolo televisivo». Un Arlecchino famelico, bugiardo, disperato e arraffone. Intorno alle dinamiche di un banale trasloco, l’autore.